Piazza, bella piazza,
ci passò una lepre pazza,
uno lo cucinò, uno se lo mangiò,
uno lo divorò, uno lo torturò,
uno lo scorticò, uno lo stritolò,
uno lo impiccò
e del mignolino, ch'era il più piccino,
più niente restò.
Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza...
Ci passarono dieci morti,
i tacchi e i legni degli ufficiali,
teste calve, politicanti,
un metro e mezzo senza le ali,
ci passai con la barba lunga
per coprire le mie vergogne,
ci passai con i pugni in tasca,
senza sassi per le carogne.
Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza...
Ci passò tutta una città,
calda e tesa come un'anguilla,
si sentiva battere il cuore,
ci mancò solo una scintilla;
capivamo di essere tanti,
capivamo di essere forti,
il problema era solamente
come farlo capire ai morti!
Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza...
E fu il giorno dello stupore
e fu il giorno dell'impotenza,
si sentiva battere il cuore,
di Leone avrei fatto senza,
si sentiva qualcuno urlare:
"solo fischi per quei maiali,
siamo stanchi di ritrovarci
solamente a dei funerali!"
Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza...
Ci passarono le bandiere,
un torrente di confusioni
in cui sentivo che rinasceva
l'energia dei miei giorni buoni.
Ed eravamo davvero tanti,
eravamo davvero forti,
una sola contraddizione:
quella fila, quei dieci morti! Canti simili
Informazioni
Brano contenuto nell'album "Ho visto anche degli zingari felici".
Canzone di una bellezza straordinaria, scritta magistralmente da Claudio Lolli dopo aver partecipato ai funerali delle vittime della strage fascista del treno Italicus, avvenuta nell'agosto 1974.
Ferdinando Panzica
Scheda canto
Autori testo: Claudio Lolli
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Anno: 1976
Lingua: italiano
Video: Guarda il video su YouTube (si apre in una nuova finestra)