Dimmi bel giovane
onesto e biondo
dimmi la patria
tua qual'è
tua qual'è
Adoro il popolo
la mia patria è il mondo
il pensier libero
è la mia fe'
è la mia fe'
La casa è di chi l'abita
è un vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
il tempo è dei filosofi
La casa è di chi l'abita
è un vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
la terrà è di chi la lavora.
Addio mia bella
casetta addio
madre amatissima
e genitor
e genitor
Io pugno intrepido
per la comune
come Leonida
saprò morir
saprò morir
La casa è di chi l'abita...
La casa è di chi l'abita... Re La7
Dimmi bel giovane
Re
onesto e biondo
La7
dimmi la patria
Re
tua qual'è
La7 Re
tua qual'è
Adoro il popolo
la mia patria è il mondo
il pensier libero
è la mia fe'
è la mia fe'
Re
La casa è di chi l'abita
La7
è un vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
Re
il tempo è dei filosofi
La casa è di chi l'abita
La7
è un vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
Re
la terrà è di chi la lavora.
Addio mia bella
casetta addio
madre amatissima
e genitor
e genitor
Io pugno intrepido
per la comune
come Leonida
saprò morir
saprò morir
La casa è di chi l'abita...
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Fonte
Vettori Giuseppe, Canzoni italiane di protesta 1794 - 1974, Roma, Newton Compton, 1975
Informazioni
L. Settimelli ha avuto il pregio di raccogliere questo canto a Lastra Signa (Fi) attraverso Donato Settimelli il quale ricorda di averlo conosciuto dopo la guerra del 1915-18. In effetti il brano non è riportato in alcuna stampa di canzonieri anarchici o socialisti d’inizio secolo consultati; né lo riporta il Canzoniere Sociale che dal secondo dopoguerra è forse il canzoniere anarchico più completo. Nella discografia degli anni ’70 è riportato, come autore del testo, un “anonimo”; altri ancora fanno risalire, erroneamente, il testo a Pietro Gori. Per fare finalmente e definitivamente chiarezza sulla vera origine del canto bisognerà attendere lo studio di Franco Bertolucci (“Anarchismo e lotte sociali a Pisa. 1871-1901”, Pisa, BFS, 1988) che riporta alla luce alcuni fatti storici di indubbio interesse. Fra questi il canto che oggi è noto col titolo “Dimmi bel giovane” che altro non è se non una poesia dell’internazionalista pisano Francesco Bertelli, stampata nel 1873 presso la tipografia Citi, dal titolo “Dimmi buon giovine. Esame d’ammissione del volontario alla Comune di Parigi”. Dunque il testo è stato scritto in ricordo della Comune di Parigi del 1871 e solo successivamente è stato stampato. Il testo della poesia è molto più lungo e articolato (ventidue strofe) rispetto a quello tramandato (di sole quattro strofe), con il ritornello (“La casa è di chi l’abita un ladro chi l’ignora. La terra pei filosofi è di chi la lavora”) un po’ modificato ma profondamente diverso nel significato politico che è l’incipit della poesia del Bertelli.
Da acrataz.oziosi.org (non più online).
Scheda canto
Periodo: L'età dell'imperalismo (1870-1914)
Lingua: italiano
Tags: anarchici
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