Avete visto il poverello
in qualche canto
cencioso e scalzo a stendervi il cappello
e in un suon di pianto
chiedervi un pane per i santi,
quel pane che ora manca a tanti?
Se lo avete visto io vi voglio dire
è tempo che finisca di soffrire
con lui ci armerem senza viltà
chiedendo al ricco pane e libertà.
Avete mai sentito l'artigiano
da mane a sera
batter la porta del padron villano
e con preghiera
chieder respinto un poco di lavoro
e s' che l'opra sua lo impingua d'oro?
Se lo avete udito io vi voglio dire
che il perfido padron s'avrà a pentire
allora che psiegheremo senza viltà
bandiera rossa gridando liberà.
E il contadin di tute le contrade
lo avete visto
languir per fame su le raccolte biade?
E al sere tristo
le riciole di quello che raccoglie
chiedere, per isfamarsi colla moglie?
Se lo avete visto io vi voglio dire
che si deve con lui vincere o morire
allora che insorgeremo senza viltà
per acquistarci pane e libertà.
C'è stato il Nazzareno un giorno ancora
che predicava
dell'uguaglianza prossima l'aurora,
ed insegnava
che i grandi vivono dei nostri sudori
che son dei beni comuni usurpatori.
Ed essi perchè questo egli ebbe a dire
barbaramente il fecero morire
ma ora chi soccombere dovrà
saran quei che ci negan libertà. Canti simili
Fonte
Catanuto S. Schirone F. Il canto Anarchico in Italia nell'Ottocento e nel Novecento, Zero in Condotta, Milano, 2009
Informazioni
Il canto venne pubblicato il 16 marzo 1879 su "Il Corriere del Mattino" di Napoli e poi ripresa e diffusa da fogli volanti cenduti per le strade. Il testo venne attribuito dal popolo napoletano a Giovanni Passannante, il cuoco anarchico, che, a Napoli, il 17 novembre 1878, attentò vanamente alla vita di Umberto I.
Scheda canto
Periodo: L'età dell'imperalismo (1870-1914)
Lingua: italiano
Tags: lavoro/capitale