Quando la sera è "stanca"
fuori dalla (mia) porta a vedere i bambini giocare
torno col pensiero ad una volta
quando c'era il Ginetu e anche io ero un bambino.
I suoi baffi gialli di fumo
e la sua mania di farsi i sturgitt (sigarette fatte a mano)
Nonno di tutta la corte
noi bambini sulla sua porta e lui a raccontare.
Di quando abitava ad Arluno
figlio di contadini
e di quella sera di Maggio
che hanno fatto spaventare i signori.
L'aria già calda alla sera
di quel giorno di festa del 1889
bambini, donne e uomini in piazza
a vedere i gioppini (Burattini) a fare i loro versacci.
Ed ecco che una voce si sente
"Adesso che i gipponi hanno finito il loro mestiere
cominciamo noi lo spettacolo
uè contadini venite fuori dalle case".
Come formiche nella scatola dello zucchero
la strada si è riempita
tutto il paese con i bambini in prima fila
gridavano per farsi sentire.
"Morte ai signori e ai padroni
e per la giornata (di lavoro) vogliamo un franco.
Basta pendici di pollame
e devono abbassare anche l'affitto della casa"
"Che dalla fame i nostri giovani
non sono neanche più buoni per fare il soldato.
E i signori con la pancia lustra
la schiena devono abbassare"
"Gridate donne, gridate ragazze"
E giù a rompere vetri.
"Calderaraandiamo e Dal Verme (proprietari terrieri) sono li in quella casa
andiamo a bruciargliela"
E rideva il Ginetu, rideva come un matto
e noi bambini più di lui
a pensare a quei signori accucciati in un angolo
a tremargli il culaccione.
Ma la storia ormai è finita
la ruota gira e non torna più indietro
I bambini con la testa grigia
contadini di una volta e operai d'oggi.
Ma non è cambiata la vita
c'è sempre chi suda e chi mangia di più.
Ginetu mi viene il magone (groppo in gola)
i nostri figli non ascoltano più te ma la televisione.
Ma rideva il Ginetu, rideva come un matto
e noi bambini più di lui
a pensare a quei signori accucciati in un angolo
a tremargli il culaccione.