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Mi han sempre detto

Autori: Compagni di Scena

Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)

Anno: 1977

Scheda
Mi han sempre detto Mi han sempre detto inutile parlare 1977 Compagni di Scena Mi han sempre detto
Mi han sempre detto inutile parlare 
l'inverno è lungo e l'estate passa in fretta
due pecore ed un mulo non danno da campare 
la terra è avara a terra maledetta
meglio lasciarla a chi la vuol comprare 
per quattro soldi ma è sempre qualche cosa
è meglio andar lontano a lavorare 
lasciare il campo il mulo la mia casa 

Mi han sempre detto e inutile parlare
se vuoi tornare un giorno al tuo paese 
devi sputare sangue nel cantiere 
lavorar sodo e senza aver pretese 
sudare giorno e notte giù in miniera
in fabbrica pensino quando festa 
e risparmiare poi lira su lira 
e ringraziare chinando già la testa

Mi han sempre detto e inutile parlare 
siamo venuti al mondo per soffrire 
e l'unica spenanza è di fuggire 
baciare i piedi a chi ci fa campare 
e chi ci fa campare in questo modo 
ci fa pestare l'uva e beve il vino 
ci getta l'osso ma si beve il brodo
è lui che ci ha il coltello nella mano 

Mi han sempre detto e inutile parlare 
adesso so che in fondo è proprio vero 
è inutile parlare o bestemmiare 
contro un destino infame e troppo nero 

Il mio destino è fatto da me stesso 
le chiacchiere non cambiano la vita 
io l'ho capito solamente adesso 
però per chi mi sfrutta ora è finita

Io voglio dire solo ai miei compagni 
cacciati via dai campi pure loro 
che c'è chi fa grossissimi quadagni 
col mio sudore e con il mio lavoro 
mi paga dieci e lui guadagna mille 
quello che mi ha comprato il campo e il mulo 
diventa ricco e ride alle mie spalle 
ed ha la faccia identica di culo 
di quello che ci manda giù in miniera 
di chi ci fa sgobbare nel cantiere 
di chi ci dice che la sorte è nera 
che è meglio stare zitti ed obbedire 

e in fondo è vero è inutile parlare 
discutere con chi ti vuol fregare 
solo il Padrone certo lo può fare
perchè ha soldi e tempo da sprecare 

Informazioni

Terzo brano del disco "Due stagioni" - 1977, in cui sono contenute le canzoni che accompagnavano lo spettacolo teatrale "Le fabbriche bugiarde" in cui si denunciava la truffa del Piano di Rinascita per la Sardegna

La presa di coscienza sulla condizione di classe e di sfruttamento, sull'inganno delle promesse, il rimpianto della vita precedente, si fa netta e precisa.
Lo schema dei tre pezzi iniziali in cui l'alternanza tra la parte A e B era sottolineata anche dallo stacco tra l'arpeggio (A) e la pennata (B), in questi due brani finali si differenzia con l'uso costante del plettro sulle corde della chitarra, il ritmo incalzante tendente ad esplodere, viene preparato dalla tensione della battuta stoppata e l'accordo leggermente dissonante, per essere liberato e lanciato con la pennata piena e gli accordi aperti in tonalità di maggiore.
La parte C che funge da finale di questo brano si differenzia dalla B per il fatto che il testo non viene cantato ma declamato con tono asciutto e vigoroso e questo fa crescere l'intensità smorzando l'enfasi. (dalle note del disco)

Testi e musica: Antonello Manzo - Gino Melchiorre

Scheda canto

Autori testo: Compagni di Scena

Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)

Anno: 1977

Lingua: italiano

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