Lamento del contadino

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#ildeposito25aprile2020

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Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, che dopo tanto che si lavora e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Do Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Sol7 che dopo tanto che si lavora Do e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Do# Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Sol#7 che dopo tanto che si lavora Do# e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Re Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, La7 che dopo tanto che si lavora Re e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Re# Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Sib7 che dopo tanto che si lavora Re# e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Mi Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Si7 che dopo tanto che si lavora Mi e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Fa Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Do7 che dopo tanto che si lavora Fa e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Fa# Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Do#7 che dopo tanto che si lavora Fa# e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Sol Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Re7 che dopo tanto che si lavora Sol e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Sol# Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Re#7 che dopo tanto che si lavora Sol# e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
La Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Mi7 che dopo tanto che si lavora La e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Sib Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Fa7 che dopo tanto che si lavora Sib e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Si Vi prego tutti, o cittadini di ascoltare o po'eri contadini, Fa#7 che dopo tanto che si lavora Si e mai di pace non abbiamo un'ora. Colla zappa e lo zappone e lo zaino i 'ssu groppone giovani e vecchi, tutti armati, noi sembriamo tanti soldati. Si va colla speranza della raccolta, si spera sempre sarà di morta, poi vene la ruggine e la brinata: ecco la vita bell'e disperata. Quando la faccenda è fatta qui' po' di grano s'arraccatta e po' viene la battitura e tutti còrgano co' gran premura. I' primo frate che vien sull'aia saluta i' cappoccia e po' la massaia e a sedere si mette a i' fresco lo vole i' grano pe' San Francesco. Poi c'è i' cappuccino con quella barba che gli ci viene dopo l'alba: padre Dionigi e San Gregorio accattate l'anime del Purgatorio. Po' c'è la monica colla sacchetta lo vole i' gran per Santa 'Lisabetta, per mantenere l'uso e 'l sistema e a 'i contadino la raccolta scema. Po' c'è i' sensale colla bugia, lui più di tutti ne porta via e colla scusa di vedé la stalla lo vuole il fieno per la cavalla. Poi c'è i' dottore, i' veterinario, il fabbro, il sarto e i' carzolaio, la levatrice con i' becchino, e tutti addosso al po'ero contadino. Mangiare e bere a' mietitori, e po' pagarli saran dolori; e gli ci corre giù alla lesta, al contadino cosa gli ci resta? Lasciamo stà queste partite, ma ce n'è d'artre più squisite e di tutte questa è peggiore: la mezza parte la vol i' padrone. Poi vien i' tempo della vendemmia e allora sì che si bestemmia: e gli si mette dentro la botte e gli si vende e bona notte. Po' si prende un po' di vinaccia, so fa una botte con acquettaccia e lì di beve tutto l'inverno, si soffre pene dell'inferno. Poi c'è la massaia che viene in piazza con que' be' polli di prima razza; per rivestire i lor bambini a casa porta de' savattini. Po' c'è le ragazze fresche e belle: pe' fassi il letto e le gonnelle e dietro l'uscio depongan l'uova, e chi le schiaccia e poi nessun le cova. Così success'a' mie' finali e si sta peggio de' maiali, e si lavora quant'e vvoi e i maltrattati siamo sempre noi.
Informazioni

Dal repertorio di Caterina Bueno.

Fonte

AA.VV., Avanti popolo - Due secoli di popolari e di protesta civile, Roma, Ricordi, 1998

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