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La piazza la loggia la gru

Autori: Alessio Lega

Periodo: Il mondo "globalizzato" (1990 - oggi)

Anno: 2010

Scheda
La piazza la loggia la gru La piazza, la loggia, la gru s'incrociano 2010 Alessio Lega La piazza la loggia la gru
La piazza, la loggia, la gru 
s'incrociano come in un campo di guerra
frustata dal vento la pioggia 
s'infogna ed in rivoli va sottoterra
si perde nel buio obbligato di vicoli, 
trame, di oscure vicende
del tempo che passa, che passa, 
e non cura il dolore però lo sospende

sospesi al vento, sul braccio di una gru 
ci sono sei lavoratori immigrati
saliti nel vento d’autunno 
per trentasei metri e rimasti aggrappati
a un esile filo a un pensiero, 
ad una speranza che brucia le ali
che gli uomini in fondo al futuro, 
mondati dall'odio, si svelino uguali

li prendono in giro 
i lavoratori stranieri 
parlano di sanatorie e poi sono storie  
inapplicabili tranelli legali
balzelli contro i più poveri 
da anni venuti in Italia  
sfruttati, derisi 
fra il bisogno e la paura 
paura dimostrare il viso 
o d'incontrare una divisa che ti dica
«da oggi non ci puoi più stare» 
e così al mattino lavori 
la sera ti chiudi in casa 
e muori di nostalgia. 
La pubblica via è un sofisma, 
c'è tutto un paese fantasma  
l'identità è una carta 
una corta illusione, 
una strana nazione
qui Brescia, qui nord produttivo 
qui angoscia dal giorno che arrivo 
qui niente sembra più vivo 
la piazza è un deserto 
trentasei anni fa fu un luogo aperto 
di speranza e di dolore
era un porto di resistenza ed amore
(il 28 maggio 1974 c'erano in piazza 
lo studente e il professore
perché un mondo migliore inizia 
da una scuola migliore).

Sui banchi di Piazza Loggia 
cade una pioggia che macchia di scuro
come l'inchiostro della sentenza
 che abbiamo lasciato al futuro
per raccontare ai nipoti dei figli 
l'assurdo segreto di stato
dei morti arrivati per caso 
nell'ora sbagliata e nel posto sbagliato

otto morti sbranati dall'urlo, 
il furore, dai canti assassini
lo scoppio, lo scolo di sangue 
in fretta pulito, lasciato ai tombini
passati dieci anni, vent'anni, 
trentasei anni quel lutto s'è stinto
si acceca il ricordo, e muore memoria,
e il lutto è un pensiero indistinto

e trentasei anni più tardi, 
trentasei metri sopra tutto questo
sei lavoratori stranieri 
resistono ad ogni costo
dal trenta di ottobre aggrappati 
a una gru stanno guardando dall'alto
un mondo fantasma che in basso
ha perduto la sua strada nell'asfalto

Arun, Jimi, Rachid, Sajad, Singh, Papa
i nomi, il sudore, le ore, i bulloni, 
le viti, s'inciampa, si crepa
Papa, Singh, Arun, Sajad, Rachid, Jimi
al dieci novembre son stanchi 
e due fra di loro scendon per primi

ancora il freddo, il vento, 
la gru e il quindici undici solo

gli eroi della disperazione 
cedono infine e scendono al suolo
al quindici di novembre scendono piolo per piolo
mentre otto mute presenze
da Piazza Loggia stan prendendo il volo

otto angeli custodi 
che si fanno sotto le braccia
di croce della gru,
 nel vento che brucia la faccia
nel freddo che fa lacrimare, 
Arun e gli altri hanno chiesto
«chi siete voi che venite quassù 
a prendere il nostro posto?»

Son Giulia Banzi Bazzoli donna, 
madre insegnante
uscita un mattino di maggio 
per fare una cosa importante
ho corpo d'amore ed ho voce, 
schiantata in un portico, rotta
aspettami dissi a mio figlio...
è trentasei anni che aspetta.

Ed io impregnata di pioggia 
son Livia Bottardi Milani
la pioggia che insanguina maggio, 
la pioggia che lava le mani
di quelli che misero bombe 
che sperano il tempo cancelli
le tombe nel mare ai migranti, 
ma loro rimangono quelli.

Io Pinto Luigi emigrante, 
come voi, ma venuto da Foggia
per lavorare nel Nord, 
col sangue mischiato alla pioggia
tornai stretto dentro una bara, 
la schiena straziata di schegge

l'Italia riunita col sangue 
che ancora discrimina e che non protegge.

Io, Natali Euplo 
fui partigiano qui a Brescia 
di colpo mi prese l’angoscia 
e venni in piazza a vedere
quanto la liberazione  
avesse lasciato in cantiere 
cosa restasse da fare 
e venni in piazza a morire  
con Bartolo Talenti 
e con Vittorio Zambarda 
eravamo in tanti: 
noi “vecchi” di Piazza Loggia  
vecchi per modo di dire  
pronti ancora a salire 
in alto sul posto di guardia 
perché chi è vecchio ricorda  
e guarda con la stessa angoscia  
che l’orizzonte rovescia 
il vecchio fascismo di Brescia 
nel nuovo razzismo leghista.

Amore ci insegna un percorso 
che c’è dalla piazza alla gru
amore che non sciolse allora 
che non può scioglierci più
amore che libera e sfida, 
ditelo ai vostri scolari
a nome di Alberto Trebeschi 
e di Clementina Calzari

Finche morte non ci separi, 
le frasi di rito un po’ orrende
noi fummo moglie e marito 
e il modo ancora ci offende
col quale una bomba feroce 
dentro una piazza di maggio
venne a disfarci la voce, 
volle spezzare il coraggio
ma è amore che ancora ci porta 
da quella piazza alla gru
coraggio pietà non è morta 
e resta aggrappata lassù.

Il 15 novembre 2010 a Brescia i lavoratori 
immigrati scendevano dalla gru 
proprio mentre la sentenza sulla
strage di Piazza Loggia 
poneva una pietra tombale 
su quelle otto vittime. 
Nessuno è stato, pare, dunque
continua la lotta.

Fonte

Alessio Lega, CD, Mala Testa, 2013

Informazioni

Le storie e i nomi intrecciati delle vittime della strage fascista del 28 maggio del ’74 con gli immigrati saliti su una gru a Brescia nel novembre del 2010.(Alessio Lega)

Scheda canto

Autori testo: Alessio Lega

Periodo: Il mondo "globalizzato" (1990 - oggi)

Anno: 2010

Lingua: italiano

Tags: antifascisti, emigrazione

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