Nella cella del numero nove
lì fu posto il soldato Masetti,
ben serrato tra toppe e paletti,
ed angoscioso si mise a pensar.
«Fermi, fermi» el dice il guardiano
- e ci ha in testa una larga ferita -
«tu sarai messo in una cella imbottita
ma se continui a straziarti così.
Ma dimmi, dimmi che cosa facesti,
perché attenti a spaccarti il cervello?»
«Io ho sparato sul mio colonnello,
non s se vive o se morirà.
Buon guardiano, ti prego, ti prego,
quando è l'ora e tu lasci il servizio,
ma deh, consolami col tuo sagrifizio
ed impostami un biglietto così:
ma gli è sopra gli è scritto un perdono
a mia madre, a mia moglie, ai miei figli;
madre, riabbraccia e ancora mio padre,
lor non son più padroni di me.
Io potessi morire all'istante,
se la morte a me mi fosse concessa;
non vorrei trovarmi al processo
e condannato alla fucilazion». Canti simili
Fonte
Nuovo Canzoniere Milanese, 2LP Il bosco degli alberi, Dischi del Sole DS 307/09 - 310/12
Informazioni
Racc. da G. Bosio, Cotignola (Ravenna), 1968, inf. Rosita Benini Melandri.
Il testo fa riferimento all'attentato del soldato anarchico Augusto Masetti, muratore di San Giovanni in Persiceto, contro il tenente colonnello Stroppa, nel 1911, alla vigilia della partenza per la Libia.
Viene anche cantata sulla melodia di Gorizia
Scheda canto
Periodo: L'età dell'imperalismo (1870-1914)
Lingua: italiano
Tags: antimilitaristi
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