titolosottotitolo

TwitterFacebookYouTubeMailFeed RSS

Eccidio di Modena 9 gennaio 1950

Non parlare, non hanno più suono le nostre parole nell’aria. Dopo il crepitar dei mitra lungo silenzio è sceso sul piazzale. Fermi i cancelli chiusi sull’inverno dura dorme la fabbrica deserta non è che muri e macchine, fa freddo sei morti sul piazzale, assassinati. Ogni domanda è come una ferita pur devi sapere andare in fondo. Bisogna interrogare la miseria scrutare i volti stupiti e contratti e scavare nel ricordo ancora fresco e strappare, scoprire la ferocia di chi si muove solo sulla morte di chi riposa solo sulla strage i pugni sugli orecchi, ordine e calma. Ma le risposte sono conosciute sono quelle di sempre, vecchie e uguali un delitto, sei morti a tradimento. Erano nati nell’Emilia rossa cresciuti nel sapore della lotta fra la gente matura e taciturna dal volto duro e dalla bocca dolce. C’era il fascismo e non furon schiavi venne il tedesco e gli andaron contro fischiava il vento nelle scarpe rotte non c’era più governo di ministri a Roma, nei saloni pieni d’ombra, era lì, nelle strade dell’Emilia le strade larghe, lucide di nebbia ognuno era il governo, anche quei sei. Per questo venne allora la vittoria sulle fabbriche salve e sui paesi poi a poco a poco fu di nuovo il solco di là ministri ancora nei palazzi di qua la gente che lotta con ansia senza un lavoro, e poi la morte. Ma non sono soli i nostri morti. Lunga è la strada e lunga è la colonna lunga la lotta, antica nel ricordo sparsa di morti come una battaglia spunta dai solchi, nasce dagli attrezzi sorge dai cuori oppressi di miseria e dalla volontà fredda e allegra come la brina all’alba nei frutteti rossa, viva, felice come un grido tagliente come il vento sulla bocca rossa, viva, felice come un grido e la violenza non la può fermare. In questa lotta sono morti i sei sono caduti senza una parola ed ora in testa insieme a tutto gli altri col sorriso dei primi sulle labbra cantano a mezza voce nell’andare col sorriso dei primi sulle labbra cantano a mezza voce nell’andare. Là sul piazzale sei macchie di sangue ora sei macchie gremite di folla dalle case alle strade alla campagna tutta Modena è colma, c’è l’Italia. Fermi nel mezzogiorno con le facce brune di terre sono i contadini fermi sulle scogliere i pescatori con le reti nell’acqua e dietro il mare fermi nella campagna all’orizzonte i gloriosi braccianti della Bassa e fermi i ferrovieri dentro i treni bloccati nel silenzio alle stazioni e fermi i minatori accanto ai pozzi neri sgorgati dalla roccia viva ferma è la gente, ferma nel dolore giù nelle grotte scure di Matera davanti ai cascinali di Toscana e nelle case alte di Milano anche i capi venuti da lontano stretti ai compagni, stretti come un pugno grave e diritta contro il cielo grigio le mani grandi e gli occhi aperti e chiari all’avanguardia è la classe operaia e porta a spalla lenta le sei bare.

Informazioni

Il 9 gennaio 1950, la polizia di Scelba apriva il fuoco premeditatamente, a sangue freddo, sugli operai che protestavano contro la serrata delle Fonderie Riunite di Modena.

Indicazioni bibliografiche

Meschiari A. Canzoniere Il Contemporaneo 1967-1979 Vita e canzoni di un gruppo musicale modenese, Tassinari, Firenze, 2003

Condividi

Strumenti

Scheda del canto

Autore testo:  Canzoniere Il Contemporaneo
Anno: 
1979
Lingua:  italiano
Inserito da: ilDeposito.org
Note di pubblicazione
I diritti del contenuto sono dei rispettivi autori.
Lo staff de ilDeposito.org non condivide necessariamente il contenuto, che viene inserito nell'archivio unicamente per il suo valore storico, artistico o culturale (maggiori informazioni).

Newsletter

La Storia Cantata

L M M G V S D
 
 
1
 
2
 
3
 
4
 
5
 
6
 
7
 
8
 
9
 
10
 
11
 
12
 
13
 
14
 
15
 
16
 
17
 
18
 
19
 
20
 
21
 
22
 
23
 
24
 
25
 
26
 
27
 
28
 
29
 
30