Voglio raccontarti, signor Kissinger, la storia di un mio amico.
Il suo nome non ti dirà nulla, faceva il cantante in Cile,
Tutto successe in un grande stadio dove c'era un tavolo.
Il mio amico si chiamava Jara e fu portato là.
Gli fecero mettere la mano sul tavolo e un ufficiale
Con un colpo solo d'ascia le dita della sinistra gli tagliò.
Con un altro colpo sezionò le dita della destra di Jara.
Il sangue è sgorgato, seimila prigionieri gridarono.
L'ufficiale posò l'ascia (forse si chiamava Kissinger)
E prese a calci Víctor Jara. "Canta", gli disse, "ora che sei meno superbo".
Alzando le mani senza dita, che ancora ieri carezzavano la chitarra,
Jara si alzò lentamente per obbedire al comandante
Ed intonò l'inno di lotta di Unidad Popular
Col coro delle seimila voci dei prigionieri di quell'inferno.
Una raffica di mitra abbatté allora il mio amico
(Quello che puntò l'arma forse si chiamava Kissinger).
Questa storia che ti ho raccontato, Kissinger, non è avvenuta
Nel '42, ma ieri, nel settembre '73. Informazioni
Versione italiana di Alessio Lega, in Canta che non ti passa - Storie e canzoni di autori in rivolta francesi, ispanici e slavi, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2008, p.88