Mi hanno mandato una lettera
con la posta del mattino.
Mi dicono in quella lettera
che hanno arrestato mio fratello
e senza pietà, con le manette
lo han trascinato per strada, sì.
La lettera dice il delitto
che ha commesso Roberto:
aver appoggiato lo sciopero
che era già finito.
Se questo è un buon motivo,
arrestino anche me, sergente, sì.
A me che son lontana
aspettando una notizia,
giunge una lettera e dice
che nella patria mia non c'è giustizia:
gli affamati chiedono pane,
piombo gli dà la milizia, sì.
In questo modo pomposo
vogliono il posto salvare
quelli del ventaglio e del frac
senza merito vantare.
Vanno e vengono dalla chiesa,
e dimenticano i comandamenti, sì.
Si è mai vista più insolenza,
barbarie e fellonia
di tirar fuori il moschetto
e ammazzare a sangue freddo
chi è privo di difesa
e con le mani vuote, sì.
La lettera che ho ricevuto
chiede la mia opinione.
Io chiedo che si diffonda
in tutta la popolazione
che "Il Leone" (*) è un sanguinario
in tutta la generazione, sì.
Per fortuna ho una chitarra
per piangere il mio dolore;
e ho anche nove fratelli
oltre quello che è in prigione:
tutti e nove comunisti
con l'aiuto del Signore, sì.
Variante:
Per fortuna ho una chitarra
e ho anche la mia voce
e ho anche sette fratelli
oltre quello che è in prigione:
tutti rivoluzionari
con l'aiuto del Signore, sì. Informazioni
(*) "Il Leone" era il soprannome dato al presidente cileno di destra Jorge Alessandri Rodríguez, figlio di Arturo Alessandri Palma, vecchio gangster della politica cilena, detto "El León de Tarapacá". Durante la dittatura, Jorge Alessandri divenne un importante collaboratore del regime militare.