C'è un sacco di gente
nella rue Pierre Charron,
le due del mattino,
la rapina è andata a puttane
ho una pallottola in pancia
e un'altra in un polmone.
Ho vissuto a Sarcelles [*],
crepo sugli Champs-Élysées.
Vedo tutta la Francia dal fondo
delle mie tenebre,
gli avvoltoi sono là,
la morte non viene da sola.
Ho la stronzaggine umana
come orazione funebre,
lo sguardo dei curiosi
come mio solo sudario.
Ben ti sta, brutto stronzo,
non sei che un delinquentello,
non si porterà il lutto,
han fatto bene a farti la pelle.
Il fornaio dell'angolo
ha lasciato i suoi forni
per venire a sputare sul mio corpo
già freddo.
Dice: "Non sono razzista,
ma comunque 'sti marocchini
ogni volta che ne fanno una,
è bene ci restino secchi".
"Io, signore, le dico che ho
fatto la guerra d'Indocina",
dice un vecchio parà
a qualche arrivista.
"Questo qui è una canaglia,
è peggio dei viet-minh.
Meglio stenderli prima,
e poi discutere".
Ben ti sta, brutto stronzo,
non sei che un delinquentello,
non si porterà il lutto,
han fatto bene a farti la pelle.
Quegli straccioni di periferia
che son là si faranno
di certo linciare
se continuano a dire
che gli sbirri sono degli assassini,
che uno è un essere umano
anche se è un malvivente
e che la sua condanna a morte
non è per niente legittima.
"E se prendesse tua madre in ostaggio,
o tuo fratello?",
dice un vecchio col basco
a un ragazzo in giaccone in pelle.
"E se fosse tuo figlio,
quello lì steso per terra,
col naso dentro la sua sventura?"
risponde il ragazzo per finirla lì.
Ben ti sta, brutto stronzo,
non sei che un delinquentello,
non si porterà il lutto,
han fatto bene a farti la pelle.
Ma quel brav'uomo [**]continua il suo delirio.
Convinto che la mia anima sia già all'inferno,
che son morto troppo bene,
che meritavo di peggio.
Spero tanto che all'inferno
ritroverò questi idioti.
Non sono un eroe,
ho avuto quel che meritavo.
Non sono da compatire,
ho avuto quasi fortuna.
Quando penso al mio compagno che,
lui, è solo ferito,
e che finirà i suoi giorni
all'ombra della forca. [***]
Ben ti sta, brutto stronzo,
non sei che un delinquentello,
non si porterà il lutto,
han fatto bene a farti la pelle.
Non deve avere neanche
diciassett'anni,
'sta ragazzina che piange
pensando che, ai suoi piedi,
c'è un uomo morto.
Che sia uno sbirro o un delinquente,
se ne sbatte, quel pudore
E quelle poche lacrime mi scaldano
tanto addosso.
C'è un sacco di gente nella
rue Pierre Charron.
Le due del mattino,
il sangue mi cola nel rigagnolo.
È il sangue di una canaglia
che sognava i milioni,
ho milioni di stelle
in fondo alla mia tomba,
ho milioni di stelle
in fondo alla mia tomba.
NOTE ALLA TRADUZIONE
[*] Città dormitorio della banlieue parigina.
[**] Arrendendomi per una
traduzione che renda minimamente
l'idea, dico solo che
"monsieur blanc cassis"
è un'espressione che vuole
indicare un tipico vecchietto
francese "benpensante" che la domenica,
al caffé, va a bersi un "blanc cassis"
(un tipico aperitivo,
detto anche "kir", a base
di vino bianco e succo di ribes nero).
Potremmo dire il
classico "signor Rossi" che fa
il regalino ai nipotini,
dice che non c'è più religione,
guarda "Domenica In"
e vota Fronte Nazionale
perché ci vuole ordine e disciplina.
[***] All'epoca in cui è stata
scritta la canzone in Francia
era ancora in vigore la pena di morte.
Fu abolita definitivamente nel 1981 da François Mitterrand.
(traduzione e note a cura di Riccardo Venturi)