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Un tranquillo festival pop di paura

Autori: Gianfranco Manfredi

Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)

Anno: 1977

Scheda
Un tranquillo festival pop di paura Il parco ha tante entrate 1977 Gianfranco Manfredi Un tranquillo festival pop di paura
Il parco ha tante entrate 
chissà chi pagherà
ma il parco non ha uscite 
il prezzo non si sa
hai chiesto una risposta 
e il gruppo te la dà
sta chiusa in un panino 
di bassa qualità.

La Giunta ci ha concesso 
il prato e l'acqua no
la Giunta è di sinistra 
lo sporco non lo so
e poi c'è stata tolta 
l'elettricità
perché si viva al buio 
la nostra estraneità.

E siamo tutti insieme 
ma ognuno sta per sè 
la ricomposizione 
i sogna ma non c'è 
ognuno nel suo sacco 
o nudo tra il letame 
solo come un pulcino, 
bagnato come un cane.

Il palco è come un ponte 
che non unisce niente 
ci passano i cantanti 
fischiati dalla gente 
qualcuno un po' più furbo 
fa battere le mani 
o tira fuori il coro 
dei napoletani.

E vuoi vedere in faccia 
il proletariato giovanile
perché è lui l'invitato 
che doveva venire 
ma senti già nell'aria 
una strana vibrazione 
che nasce dai feticci 
vestiti da persone.

E tutta una gran merda, 
la colpa di chi è 
lo Stato, il riformismo, 
i gruppi, il non so che 
la merce sta abbracciando 
la festa popolare 
ed entra dentro i corpi 
tra il piscio e le bandiere.

Sì sta sfasciando tutto 
persino la Teoria 
perché il Nuovo Soggetto 
pare che non ci sia 
e se l'espropriazione 
significa qualcosa 
è che la nostra vita 
è diventata cosa.

Il desiderio grida: 
ecco la polizia! 
Il fumo di candelotti 
non si sa dove sia, 
ma c'è sull'altro prato 
qualcuno che massaggia 
magari con lo yoga 
ti passa un po' di sgaggia.

Non si capisce nulla 
si ha voglia di fuggire 
la festa... quale festa? 
non ci sì può più stare, 
uno col cazzo fuori 
sta ancora lì a cercare 
vuole portarsi in tenda 
la donna da scopare.

Qualcuno c'è riuscito 
a vincere la notte 
ad aspettare l'alba 
più avanti delle botte 
qualcuno c'è riuscito 
a entrare negli sguardi 
a leggersi negli occhi 
che non è troppo tardi.

Si celebra sul palco 
l'ultima pantomima 
si bruciano le buste 
vigliacca l'eroina 
ma c'è chi il suo nemico 
lo cerca per il prato 
e con lo spacciatore 
ti spranga lo spacciato.

E' l'ultimo spettacolo 
non solo della festa 
la mia generazione 
che svuota la sua testa 
vuole vederne i pezzi  
e non li vuole vedere 
vuol leggersi nel corpo, 
ma anche sul giornale.

Le cinque di mattina 
suoniamo tutti insieme 
si balla come matti 
ci sembra di star bene 
le donne son fuggite 
c'è solo una modella 
che balla all'Africana 
l'ultima tarantella.

Ed anche qui nel rito 
c'è la contraddizione 
nella felicità 
la nuova repressione 
il parco è ormai nascosto 
è tutto una lattina 
abbiamo fatto il punto 
e niente è come prima.

Fonte

Manfredi Gianfranco, LP Zombie di tutto il mondo unitevi, Ultima spiaggia, 1977

Informazioni


Scheda canto

Autori testo: Gianfranco Manfredi

Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)

Anno: 1977

Lingua: italiano

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