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Il vestito di Rossini

Dal centrosinistra all'autunno caldo (1963-1969)

"Come ti chiami?". "Ve l'ho già detto".
"Ripeti ancora, non ho capito".
"Sono Rossini, iscritto al partito,
sor commissario, mi conoscete".

"Confessa allora, tu l'hai colpito,
non mi costringere a farti del male,
tu sai benissimo, conosco dei mezzi
che anche le tombe fanno parlare".

"Sor commissario, i vostri mezzi
sono due ore che li sopporto
e se volete vedermi morto
continuate pure così".

 Aveva solo un vestito da festa,
 se lo metteva alle grandi occasioni;
 a lui gli dissero: domani ai padroni
 gliela faremo, faremo pagar.

 E l'indomani, quando era già l'alba,
 apri l'armadio e il vestito  si mise,
 guardo allo specchio e la faccia sorrise,
 guardo allo specchio e si disse di sì.

 E andò alla fabbrica ed erano in mille,
 tutti gridavano l'odio e il furore;
 forse Giovanna il vestito vedeva
 in quella folla fra tanto colore.

"Ti han visto tutti, tu sei finito,
c'è anche del sangue sul tuo vestito:
quei cinque uomini che sono morti
sulla coscienza li hai anche tu".

"Sor commissario voi lo sapete
quali che sono i veri assassini,
quelli al servizio degli aguzzini
che questa vita ci fanno fare.

E questo sangue che ho sul vestito
è solo il sangue degli innocenti
che protestavano perchè fra i denti
solo ingiustizia hanno ingoiato".

 Aveva solo un vestito da festa,
 se lo metteva alle grandi occasioni;
 a lui gli dissero: domani ai padroni
 gliela faremo, faremo pagar.

 Ma l'hanno visto con un sasso in mano
 che difendeva un ragazzo già  morto,
 ma quel che conta è che a uno di loro
 un sampietrino la testa sfasciò.

 Ed ha scontato vent'anni in prigione
 perchè un gendarme s'è rotto la testa;
 ormai Giovanna ha tre figli, è in pensione,
 chissà se ha visto il vestito da festa
 ormai Giovanna ha tre figli, è in pensione,
 chissà se ha visto il vestito da festa. 

Fonte: Pietrangeli Paolo, Mio caro padrone domani ti sparo, Edizioni del gallo, Milano, 1969

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