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        <title>ilDeposito.org</title>
        <description>I feed del sito ilDeposito.org - Canti di protesta politica e sociale</description>
        <link>http://www.ildeposito.org</link>
        <lastBuildDate>Sat, 18 May 2013 07:42:31 +0100</lastBuildDate>
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            <title>La danse des bombes - Louise Michel</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1653</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1653">La danse des bombes</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=2">Dall'unità d'Italia alla Grande Guerra (1870-1914)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=372">Louise Michel</a><p><pre><br>Amis, il pleut de la mitraille.
En avant tous ! Volons, Volons!
Le tonnerre de la bataille
Gronde sur nous… Amis, chantons!
Versailles, Montmartre salue.
Garde à vous ! Voici les lions!
La mer des révolutions
Vous emportera dans sa crue.

En avant, en avant sous les rouges drapeaux!
Vie ou tombeaux!
Les horizons aujourd’hui sont tous beaux.

Frères nous lèguerons nos mères
A ceux de nous qui survivront.
Sur nous point de larmes amères!
Tout en mourant nous chanterons.
Ainsi dans la lutte géante,
Montmartre, j’aime tes enfants.
La flamme est dans leurs yeux ardents,
Ils sont à l’aise dans la tourmente.

En avant, en avant sous les rouges drapeaux!
Vie ou tombeaux!
Les horizons aujourd’hui sont tous beaux.

C’est un brillant levé d’étoiles.
Oui, tout aujourd’hui dit: Espoir!
Le dix-huit mars gonfle les voiles,
O fleur, dis-lui bien: au revoir.

En avant, en avant sous les rouges drapeaux!
Vie ou tombeaux!
Les horizons aujourd’hui sont tous beaux.
</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1653">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1653</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Zon rossa - Anna Barile</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1652</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1652">Zon rossa</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=355">Anna Barile</a><p><pre><br>Qui c'è ancora la zona rossa
non c'abbiamo la zona franca
non c'abbiamo più soldi in banca
non sappiamomo cos'è crollato
tengono tutto transennato,
ma è stato tutto già saccheggiato
siamo pieni de inquisizioni
de denunce e investigazioni
per aver organizzato manifestazioni,
c'è l'esercito ad ogni pizzo
non ci fanno vedè le piazze
fanno gli scemi con le ragazze.

  Sempre contenti bisogna stare
  che il nostro piangere
  fa male al premier...

  Tanti tanti tanti
  stan guadagnando tanti milioni
  pure mo' con Monti
  a spese nostre come non mai.

Senza nessuna garanzia
ogni tanto un lavoro si avvia
dice che siamo in democrazia,
fanno rotonde, grossi parcheggi
che ci rovinano tutti i paesaggi
a noi ci restano solo i disaggi.
Mo' ci fanno pagà le tasse
mentre loro giocano a golfe
qui ci fanno passà pe' fessi
non cè un piano regolatore
ci consumano i territori
ci regalano gli auditori

  Infrastrutture...insicure...
  impalcature... durature!

  Tanti tanti tanti
  stan guadagnando tanti milioni
  pure mo' con Monti
  a spese nostre come non mai.

Qui la vita non è normale
ci rispondono sempre male
stare all'inferno mi sembra uguale,
devi fa' 'n modulo per ogni cosa
se parti se esci se prendi sposa
se fa davvero una vita rognosa,
mentre noi abbiamo perso il posto
a nessuno ie frega questo
ma andiamo avanti e terremo tosto,
nel bel paese sorridente
dove si specula allegramente
sulle disgrazie della gente.

  Siamo cortesi... forti e gentili
  dove si comprano...quattro fuci...
  quattro badili
  
  Tanti tanti tanti
  stan guadagnando tanti milioni
  pure mo' con Monti
  a spese nostre come non mai.

  Specie mo' con Monti 
  aprite l'occhi e stamo in campana
  rubano sui conti
  qui nello stato della banana.
</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1652">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1652</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Siamo i ribelli sopra la faglia - Anna Barile</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1651</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1651">Siamo i ribelli sopra la faglia</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=355">Anna Barile</a><p><pre><br>Questa bella città data all’ ortica
Devastata  da incuria e finanche schernita  
 Cercammo però continuar  la nostra vita 
 Nel nostro centro storico sparito
 
Crollate  case scuole ed officine
Resterà  una terra tra mille rovine 
Allor ci  siamo armati di pala e carriola
 Ci siamo sentiti una famiglia sola 

Siamo  i ribelli sopra   la faglia
Viviam distanti dal nostro  centro
La nostra legge sta in   parlamento  
Ma in un  cassetto per l’avvenir 

Trasparenza è la nostra disciplina
E la casa è l’idea che ci accomuna
Nero verde il color della bandiera
Di una città ferita forte e fiera

Sulle vie dal governo abbandonate
Raccogliemmo con cura macerie crollate
Tagliammo le erbacce, smaltimmo i rifiuti
E pure per questo siam stati indagati

  Siamo  i ribelli sopra   la faglia
  Viviam distanti dal nostro  centro
  La nostra legge sta in   parlamento  
  Ma in un  cassetto per l’avvenir 

  Siamo  i ribelli sopra   la faglia
  Viviam distanti dal nostro  centro
  La nostra legge sta in   parlamento  
  Ma in un  cassetto per l'avvenir 
  Ma in un cassetto per l'avvenir
</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1651">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1651</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Serenata per l'Aquila - Anna Barile</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1650</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1650">Serenata per l'Aquila</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=355">Anna Barile</a><p><pre><br>Aquila bella mè, che sei crollata 
Sulle macerie te sei addormentata 
Ascolta chi te fa sta serenata 
È na romana che te vole bene 

Ma dormi dormi in mezzo all’incanto    
Aquila io canto e moro pe’ te 
Sento na rabbia salirmi dentro 
Aquila io canto e moro pe’ te 

  Aquila mè,  Aquila mè… 
  Ohi bella bella bella  io moro pe’ te 
  Aquila mè   Aquila mè…    
  Ohi bella bella bella te voglio revetè 

Se non rinasci tu, ecco d’intorno 
Lo troppo d’aspettà, te porta danno 
Ju tempu passa ma è tutto fermo 
Ogni promessa fatta fu n’inganno 

E dormi dormi, fiore de zafferano 
Te refacemo, lo giura il mio cuor 
Lo giura il mio cuore il mio cuor che ti ama tanto 
Aquila io canto e moro pe’ te 

  Aquila mè, Aquila mè… 
  Ohi bella bella bella  io moro pe’ te 
  Aquila mè Aquila mè … 	
  Ohi bella bella bella te voglio revetè 

</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1650">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1650</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Calamandrei - Francesco &quot;Ciccio&quot; Giuffrida</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1649</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1649">Calamandrei</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=371">Francesco De Francisco</a>, <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=112">Francesco &quot;Ciccio&quot; Giuffrida</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>Se vuoi andare in pellegrinaggio
lì dove è nata la Costituzione
dovrai avere molto coraggio
per arrivare a destinazione
per salire sulle montagne 
dove caddero i partigiani
e vedere le galere 
dove furono imprigionati
e campi strade  piazze
dove furono impiccati

Lì dove è morto un italiano
per riscattare la libertà
un compagno una compagna
veri maestri di dignità
E' lì che dovrai andare
tu giovane speranza 
col cuore  e la ragione 
lì dove è nata la Costituzione.
 
E allora andiamo in pellegrinaggio
dove infuriava bufera e vento
dove chi cadde ha lasciato scritto
con il suo amore un testamento
Parole scritte che sono vive
se sono vive nelle tue mani
per spalancare le galere
in cui siamo imprigionati
e ripulire strade e piazze
liberate dai Partigiani.


E lì dove è morto un Resistente
per conquistare la libertà
un compagno una compagna
noi impariamo la dignità.
E lì che dovremo andare
difensori della speranza
col cuore e la ragione
lì dove è nata la Costituzione


</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1649">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1649</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Malatesta - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1648</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1648">Malatesta</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=1">anarchici</a><p><pre><br>Dormi dormi Malatesta 
che la storia sta girando
come un corvo dalla luna declinando
dormi, dormi nel tuo letto, 
di quella cassa zincata
ti sorvegliano da presso 
nella notte sigillata

Dormi dormi Malatesta 
che qui ora è tutto a posto
ogni giorno si ridesta 
ogni cosa col suo costo
l’uguaglianza è un’uniforme 
la si calza e via di corsa
la giustizia un bene enorme 
l’han quotata pure in borsa

Dormi dormi Malatesta 
grattacieli di dolore
innalzati come pietre sopra il cuore
di quel caos tanto malato 
che chiamiamo nostra vita
del pensiero che la gioia 
sia l’ennesima ferita

Dormi dormi Malatesta 
penseranno i dirigenti
a dirigere la festa 
digerire anche i frammenti
della terra cruda zolla, 
stretta e a corto respiro
mentre il boia che non molla 
ti garrotta ancora un giro

Ninna nanna Malatesta 
come vedi tutto bene
sul dirupo del futuro 
l’obbligo delle catene
si dovesse mai pensare 
che chi va poi non ritorna
dentro questa solitudine ultramoderna.

Sveglia sveglia Malatesta, 
Pietro Gori, Bakunino
allo squillo della tromba 
fate nascere il mattino
capi di buona speranza 
per doppiare la passione
carcerati nella stanza, 
presto una rivoluzione.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1648">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1648</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>La piazza la loggia la gru - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1647</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1647">La piazza la loggia la gru</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><br><b>Tematiche:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a>, <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=10">emigrazione</a><p><pre><br>La piazza, la loggia, la gru 
s'incrociano come in un campo di guerra
frustata dal vento la pioggia 
s'infogna ed in rivoli va sottoterra
si perde nel buio obbligato di vicoli, 
trame, di oscure vicende
del tempo che passa, che passa, 
e non cura il dolore però lo sospende

sospesi al vento, sul braccio di una gru 
ci sono sei lavoratori immigrati
saliti nel vento d’autunno 
per trentasei metri e rimasti aggrappati
a un esile filo a un pensiero, 
ad una speranza che brucia le ali
che gli uomini in fondo al futuro, 
mondati dall'odio, si svelino uguali

li prendono in giro 
i lavoratori stranieri 
parlano di sanatorie e poi sono storie  
inapplicabili tranelli legali
balzelli contro i più poveri 
da anni venuti in Italia  
sfruttati, derisi 
fra il bisogno e la paura 
paura dimostrare il viso 
o d'incontrare una divisa che ti dica
«da oggi non ci puoi più stare» 
e così al mattino lavori 
la sera ti chiudi in casa 
e muori di nostalgia. 
La pubblica via è un sofisma, 
c'è tutto un paese fantasma  
l'identità è una carta 
una corta illusione, 
una strana nazione
qui Brescia, qui nord produttivo 
qui angoscia dal giorno che arrivo 
qui niente sembra più vivo 
la piazza è un deserto 
trentasei anni fa fu un luogo aperto 
di speranza e di dolore
era un porto di resistenza ed amore
(il 28 maggio 1974 c'erano in piazza 
lo studente e il professore
perché un mondo migliore inizia 
da una scuola migliore).

Sui banchi di Piazza Loggia 
cade una pioggia che macchia di scuro
come l'inchiostro della sentenza
 che abbiamo lasciato al futuro
per raccontare ai nipoti dei figli 
l'assurdo segreto di stato
dei morti arrivati per caso 
nell'ora sbagliata e nel posto sbagliato

otto morti sbranati dall'urlo, 
il furore, dai canti assassini
lo scoppio, lo scolo di sangue 
in fretta pulito, lasciato ai tombini
passati dieci anni, vent'anni, 
trentasei anni quel lutto s'è stinto
si acceca il ricordo, e muore memoria,
e il lutto è un pensiero indistinto

e trentasei anni più tardi, 
trentasei metri sopra tutto questo
sei lavoratori stranieri 
resistono ad ogni costo
dal trenta di ottobre aggrappati 
a una gru stanno guardando dall'alto
un mondo fantasma che in basso
ha perduto la sua strada nell'asfalto

Arun, Jimi, Rachid, Sajad, Singh, Papa
i nomi, il sudore, le ore, i bulloni, 
le viti, s'inciampa, si crepa
Papa, Singh, Arun, Sajad, Rachid, Jimi
al dieci novembre son stanchi 
e due fra di loro scendon per primi

ancora il freddo, il vento, 
la gru e il quindici undici solo

gli eroi della disperazione 
cedono infine e scendono al suolo
al quindici di novembre scendono piolo per piolo
mentre otto mute presenze
da Piazza Loggia stan prendendo il volo

otto angeli custodi 
che si fanno sotto le braccia
di croce della gru,
 nel vento che brucia la faccia
nel freddo che fa lacrimare, 
Arun e gli altri hanno chiesto
«chi siete voi che venite quassù 
a prendere il nostro posto?»

Son Giulia Banzi Bazzoli donna, 
madre insegnante
uscita un mattino di maggio 
per fare una cosa importante
ho corpo d'amore ed ho voce, 
schiantata in un portico, rotta
aspettami dissi a mio figlio...
è trentasei anni che aspetta.

Ed io impregnata di pioggia 
son Livia Bottardi Milani
la pioggia che insanguina maggio, 
la pioggia che lava le mani
di quelli che misero bombe 
che sperano il tempo cancelli
le tombe nel mare ai migranti, 
ma loro rimangono quelli.

Io Pinto Luigi emigrante, 
come voi, ma venuto da Foggia
per lavorare nel Nord, 
col sangue mischiato alla pioggia
tornai stretto dentro una bara, 
la schiena straziata di schegge

l'Italia riunita col sangue 
che ancora discrimina e che non protegge.

Io, Natali Euplo 
fui partigiano qui a Brescia 
di colpo mi prese l’angoscia 
e venni in piazza a vedere
quanto la liberazione  
avesse lasciato in cantiere 
cosa restasse da fare 
e venni in piazza a morire  
con Bartolo Talenti 
e con Vittorio Zambarda 
eravamo in tanti: 
noi “vecchi” di Piazza Loggia  
vecchi per modo di dire  
pronti ancora a salire 
in alto sul posto di guardia 
perché chi è vecchio ricorda  
e guarda con la stessa angoscia  
che l’orizzonte rovescia 
il vecchio fascismo di Brescia 
nel nuovo razzismo leghista.

Amore ci insegna un percorso 
che c’è dalla piazza alla gru
amore che non sciolse allora 
che non può scioglierci più
amore che libera e sfida, 
ditelo ai vostri scolari
a nome di Alberto Trebeschi 
e di Clementina Calzari

Finche morte non ci separi, 
le frasi di rito un po’ orrende
noi fummo moglie e marito 
e il modo ancora ci offende
col quale una bomba feroce 
dentro una piazza di maggio
venne a disfarci la voce, 
volle spezzare il coraggio
ma è amore che ancora ci porta 
da quella piazza alla gru
coraggio pietà non è morta 
e resta aggrappata lassù.

Il 15 novembre 2010 a Brescia i lavoratori 
immigrati scendevano dalla gru 
proprio mentre la sentenza sulla
strage di Piazza Loggia 
poneva una pietra tombale 
su quelle otto vittime. 
Nessuno è stato, pare, dunque
continua la lotta.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1647">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1647</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Difendi l'allegria - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1646</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1646">Difendi l'allegria</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><p><pre><br>Difendi l’allegria come una trincea
difendila dallo scandalo e dall’abitudine
difendila dalle miserie e dai miserabili
e dalle assenze transitorie e da quelle definitive.
Difendi l’allegria come un principio
difendila dallo stupore e dal dolore
difendila dai neutrali e dai neutroni
e dai gran permalosi e dalle gravi diagnosi.

Difendi l’allegria come una bandiera
dai colpi di fulmine e dalla malinconia
dai finti ingenui, dalle vere carogne
dai discorsi retorici, dagli attacchi cardiaci
e dai mali endemici e dai baroni accademici
Difendi l’allegria come un destino
difendila dal fuoco e dai pompieri
dai tentati suicidi, dai riusciti omicidi
dai lavori usuranti, dallo stress delle ferie
e dall’obbligo di stare allegri, 
tutti allegri, in serie.

Difendi l’allegria come una certezza
difendila dalla ruggine e dalla fuliggine
dalla famosa patina che il tempo vi depone
e da chi dell’allegria fa una prostituzione.
Difendi l’allegria come un diritto
difendila da Dio e dall’inverno che viene
da tutte le maiuscole che la morte impone
dalla vita contorta,
dalle pene del caso e dai pensieri cinici
e soprattutto difendi l’allegria dai comici.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1646">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1646</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Rosa Bianca - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1645</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1645">Rosa Bianca</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>Rosa, Rosa Bianca, dove sei svanita
son tornati i fiori sulla passeggiata
qui la vita intera sembra rifiorita
qui fra i rampicanti della risalita
fra tutti rimpianti c’è qualcosa in più
con tutti gli assenti manchi pure tu.
Vedi sono assente
canti una canzone
senti tutti i pianti
fin dal carrozzone
tenti tutti i canti, cosa fai? Ti muovi?
Cosa fai? Ti fermi e aspetti i tempi buoni?
Cosa fai? Ti fermi e resti bello stanco?
Cosa vedi quando guardi un uomo affianco?”.

Rosa Bianca, Rosa, bianca e coraggiosa
ti pareva il caso, ti sembrava cosa?
quanto poco tempo, tanto quanto amore
quando t’hanno detto qui chi ama muore
quanti fiori al vento, come fogli in volo
sopra i passi svelti dell’amore solo.

Se l’amore fugge
vallo ad inseguire
quando arriva il tempo
cosa vuoi capire…
Avrei preferito aspettare sera
per avere tempo per la primavera
pure mi son scelta d’essere così
pure sono fiera di esser stata lì…
Ora sopra il muro
proprio affianco al nome
passan gli studenti
vanno alla lezione.
Tornan gli studenti e se ne vanno a casa
e la luna bianca tinge il cielo rosa
e la luna stinge, poi si va posare
come un foglio bianco che non puoi strappare.

Oggi c’era un sole che mandava braci
c’eran due ragazzi che si danno i baci
c’era un cielo splendido e un ricordo amaro
m’è sembrato tutto, tutto molto chiaro
m’è sembrato chiaro, bello e senza età
come rose bianche della libertà.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1645">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1645</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Matteotti - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1644</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1644">Matteotti</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>Un vento duro e ghiaccio 
si fa dai Pirenei
strada fra fango e roccia 
per arrivare a noi
mi prende al collo e blocca 
mi fa star zitto e duole
mi prende a calci in bocca 
nel guanto del dolore

e non c’è sogno che si spinga 
più in là del sonno
non c’è risveglio 
dall’incubo di tutt’attorno
non c’è ragione, 
non c’è follia o coraggio
e non c’è viaggio che spinga 
il viso oltre l’oltraggio.

Questo Natale a casa 
si giocherà a tressette
per far morir qualcosa: 
inverno trentasette
e la miseria è un orlo 
al bavero scucito
tu scivoli e nel farlo 
ti aggrappi all’impiantito.

Così di niente in niente 
si va per acquiescenza
si smette d’esser uomini, 
si avanza nell’assenza
si smette l’aria, 
si smettono gli abiti usati
lo strazio delle libertà, 
gli stracci accumulati.

Disse mia moglie
 «aspetto un figlio per quest’anno»
anima benedetta, 
speranza nell’affanno
Giacomo lui che viene 
che si chiamasse come...
«Giacomo mi sta bene, 
Giacomo è un bel nome».

Così io quando chiamerò 
mio figlio a voce alta
ricorderò che c’era, 
che ci sarà ogni volta
qualcuno che con gli occhi 
fissi nel buio triste
guarda la morte in faccia, 
la guarda e le resiste.

Così ogni volta che io 
Giacomo in queste notti
di questi anni matti 
coi sogni che interrotti
nasconderò il nome 
di chi vive e muore
di amore della vita, 
di morte dell’amore.

Piazza Montecitorio
là c’è una salita
presero Matteotti
e ci lasciò la vita</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1644">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1644</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Insulina - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1643</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1643">Insulina</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><p><pre><br>(per Patrizia)

È una malattia di grumi dentro il sangue
dove arranco quando corro in bicicletta
prendo tempo perché c’ho fin troppa fretta
di arrivare esangue fino a un’altra notte

ti spalanchi e poi mi dici «Che ti piace?»
me mi piace quando un ricciolo frappone
la terribile bellezza della faccia
che non dà respiro, scinde, mi scompone

me mi piace quando mi levo le lenti
e ti colgo d’ombra liquida e sfuocata
poi man mano che avvicino i passi lenti
ti fai coppa d’ambra languida e infuocata.

È una malattia che sanguina nel sangue
che risvegli, che sonnecchi, che sconvolga
che mi stia di fronte, sia la fonte, imponga
che non c’è insulina che mi ti disciolga

quando guardo che ti curi o ti suicidi
che t’innietti nella folla della vita
che tracanni e che soffochi e che ridi
che sei tanto viva che non hai l’uscita

che sei tanto viva che un po’ mi spaventi
ma se un ricciolo frappone una barriera
per fortuna fra i tuoi occhi nella sera
trovo il tempo di un respiro fra due canti.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1643">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1643</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>I baci - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1642</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1642">I baci</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><p><pre><br>I baci son l’ultima barriera
oltre la quale non ci si vede
quando al confino della sera
il buio t’abbraccia e poi si siede
ad aspettare baci alla riva
ho imparato a guardare il mare
il cavallone furioso che arriva
l’onda disfatta che scompare.

Eppure si torna sempre dai baci
a fare breccia in ogni faccia
ad agitare le antiche braci
e che ogni pianto così si taccia
tutti si fanno zitti ed attenti
se un bacio si sta dipanando
corre coi fiumi, scavalca i ponti
getta le funi da tutto il mondo.
Il primo bacio lo aspetto al mattino
e col caffè mi ci consolo
in bicicletta mi ci rovino:
se penso ai baci mi sbatto a un palo!
Il primo bacio lo aspetto ancora
quando finiscono le otto ore
quando il tramonto sembra l’aurora
finisce il lavoro, riparte il cuore.

Io mi ricordo molto meglio
il primo bacio del primo amore
alle sette mi ci risveglio
con sulle labbra il buonumore
e quando in coppia tutto sta stretto
quando la vita ti si spacca
con chi non ami puoi andarci a letto
ma vengono male i baci in bocca.
L’amore c’ha sempre un surrogato
un solitario candido volo
sarà natura, sarà peccato
ma i baci…
quelli non puoi darteli da solo.
Il primo bacio sul divano
lo aspetto parlando, parlando di tutto
e fra me e me mi dico piano
«ti prego fammi stare zitto».

Un giorno son nato e mi hanno fregato
mi hanno piazzato nelle mie suole
ad affrontare il silenzio armato
armato di inutili parole
e poiché vivere ormai mi tocca
provo a star dritto sulla schiena
ma quando mi arriva un bacio in bocca
mi pare quasi che valga la pena.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1642">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1642</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Icaro - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1641</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1641">Icaro</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><p><pre><br>(per Marta)

Io non accuso il soffio di burrasca
che ha riappiccato la fiamma del mio petto
preso d’assedio e poi tenuto stretto
e poi la resa più dolce che conosca

io non rimpiango il volo della mosca
che contro il vetro spinge le ali al sole
che, come Icaro, brucia perché vuole
toccar lampade accese, portarsi il fuoco in tasca.

Esco tra voi la luce nelle mani
sorrido, parlo e dico cose futili
innalzo persino argini inutili
contro il pensiero che inonda ogni domani
ogni ora futura, io amo ed ho paura

perché amore nella tua bocca amara
mi tieni l’anima stretta tra i denti
e sono cinque, son dieci, sono venti
sono cent’anni che sbaglia e non impara:
quanta fatica avara.

Perché amore nella tua bocca amara
mi tieni l’anima stretta tra i denti
e sono cinque, son dieci, sono venti
sono cent’anni che sbaglio e non imparo
quanta paura.

Esco tra voi col viso d’ogni giorno
ma mi nascondo dentro un turbine radioso
mi chiudo in petto un male insidioso
che non ha cura io amo ed ho paura

e non rimpiango la vita d’ogni giorno
cui indifferentemente passo affianco
e incomprensibilmente non mi stanco
di questa mia tortura io amo ed ho paura

e non accuso la bellezza straordinaria
che mi sprofonda scafandro in fondo al mare
solo vorrei prima che manchi l’aria
capire se tu mi potrai mai amare
prima di soffocare se tu mi puoi amare.

Perché è amaro nella tua bocca amore
sentirsi l’anima stretta fra i denti
scavate gallerie, gettate ponti
sono cent’anni che vivo di paure.

Questo dolore che ansima e travolge
danzalo amore, non farlo più tornare
travolgi ogni paura d’amare
e dammi un bacio con la tua bocca dolce

...e dammi un bacio con la tua bocca dolce.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1641">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1641</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>La scoperta di Milano - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1640</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1640">La scoperta di Milano</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><p><pre><br>(Per l’Architetto Orsi
		il mio primo milanese)


E giunsi al gran deserto di Milano
che io non ero mica ancora un uomo
lontano, fondo azzurro di bottiglia
coperto Duomo di sale e conchiglia.

Sorgeva come Ulisse dal suo male
nessuno mi correva incontro e niente
e vento che pioveva in faccia e sole
illumina Milano alla sua gente.

La gente al capezzale del moderno
lo popola di tanta indifferenza
che non fa differenza qui d'inverno
il vano passeggiare dell'assenza.

Milano sembra proprio respingente
però serba un segreto, un'illusione
l’ho vista giù dal tram che rotolava
di nuvole, di case, di persone

e come in giostra vedo via volare
di un mondo cosiddetto “di colore”
di nuvole di case e di persone
di tante luci spente di passione.

E stetti alla scoperta di Milano
che cominciavo ad essere un po’ io
ca cinca bene quai nun ‘mbe nisciunu
“rumiti senza cerca e senza diu”.

Mi piacque stà città o, forse peggio,
mi sono abituato alla sua faccia
a me concede il triste privilegio
di riconoscerla in qualsiasi traccia.

Di navigare in questa grigia essenza
all'improvviso in Vico Lavandare
che lavano la grigia quintessenza
di stanze che mi danno da cantare.

È fatta questa mia città di pietra
ed io non so che amarla e non so cosa
vengo da Lecce a stringer piazza Vetra
le sbarre della mia prigione e sposa

e come in giostra vedo via volare
di un mondo cosidetto "di colore"
di nuvole di case di persone
di tante luci accese di passione.

La nuvola che chiamano Milano
ormai mi tiene stretta a questo mondo
e mentre insieme stiamo andando a fondo
«Ué - le grido – diamoci la mano».

E getto il mio sorriso poveraccio
ed agito le mani da uno scoglio
cerco il futuro uscendo dal Libraccio
e guardo l'altra sponda del naviglio

guardo il futuro uscendo dal Libraccio
e cerco un'altra sponda del naviglio…</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1640">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1640</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Isabella di Morra - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1639</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1639">Isabella di Morra</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=11">femminili</a><p><pre><br>Sopra la rocca c'è Isabella, anima mia
consuma gli occhi e guarda il mare
messa in prigione dai fratelli, bella mia
chi può venirla a liberare?

D'un alto monte onde si vede il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella
s'alcun legno spalmato in quello appare
che di te, padre, a me porti novella.

Gioca alla morra le sue carte, anima mia
è pugno, è pietra, è una carrozza,
è tuo fratello sulla soglia, bella mia
è lui la forbice che sgozza.

Ma la mia incerta e dispietata stella
non vuol ch'alcun conforto possa entrare,
nel tristo cor, che di pietate è nulla
la salda speme in pianto fa mutare.

Sopra la rocca il vento vola, anima mia
il mare frange nella gola,
la vita aspetta sola sola, bella mia,
che poi si chiuda la tagliola.

Ma non veggo nel mar remo né vela,
così deserto è l’infelice lido
che il mare solchi o che lo gonfi il vento
io non veggo nel mar remo né vela.
Contro fortuna allor spargo querela
e tengo in odio il denigrato sito
come sola cagion del mio tormento,
contro fortuna allor sporgo querela.

Sopra la rocca c'è Isabella, anima mia
ha chiuso gli occhi e cerca il mare
messa in prigione su una stella, bella mia,
chi può venirla a liberare?</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1639">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1639</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Spartaco - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1638</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1638">Spartaco</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><p><pre><br>(per Roberto Roversi)

Dicono fosse alto, bello: 
un pezzo di manzo il Tracio
e che quando scoccasse un pugno 
suonasse come un bacio
disertore alla macchia, 
poi schiavo, gladiatore
generale ribelle e liberatore.

Ottanta legioni 
col vento nella chioma
li crocifissero nudi
 dalla Lucania a Roma
ma dal momento che il suo corpo 
non lo seppero trovare
sono autorizzato a pensare 
stia lì lì per tornare

 Spartaco, Spartaco, Spartaco...
 con tutti i suoi spartachisti.

Era un'anatra zoppa, 
una rosa feroce
le ali nel cappello, 
il vento nella voce
era un'aquila polacca 
con gli occhi di stagnola
artigliata all'amore 
come quando si vola.

L'arco sopraccigliare 
le fu spaccato sulla fronte
una fucilata in bocca 
e poi... Hop! Giù dal ponte.
Irriconoscibile Rosa 
ripescata il mese appresso
penso risalga il fiume, 
credo che torni adesso

 Spartaco, Spartaco, Spartaco...
 con tutti i suoi spartachisti.

E poi storia 
di catene tutte scosse
dal fantasma dell'Europa 
con la tosse
col rumore che fa 
il nulla mentre sale
questi turni sempre 
più mettono male
con i camion scaricati 
nel mercato
le cassette 
a botte di caporalato
le caselle del lavoro interinale
e gli eterni turni 
e pausa all'orinale
come un bacio che non sai 
se sia una tregua
se preceda l'amore 
o se lo segua
quando è troppo è troppo 
e un calcio nel sedere
dato al soprastante, 
al satrapo, al cantiere.

 Così se ne va 
 come i giornali al vento
 i giornali gratuiti - 
 beninteso - però è contento
 così uguale 
 che non fu riconosciuto
 la riconoscenza inizia dal rifiuto.

 Così se ne va col vento giornaliero
 nel cartoccio bisunto di un pensiero
 fa pensiero a una rivolta nuova nuova
 lo dicevo, lo sapevo che tornava
 Spartaco.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1638">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1638</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Monte Calvario - Ascanio Celestini</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1637</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1637">Monte Calvario</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=370">Ascanio Celestini</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=8">lavoro, economia, capitale</a><p><pre><br>Intanto il mattino arriva veloce
e Cristo che corre con tutta la croce
morire e risorgere in otto ore appena
che prima di cena sul Monte Calvario
gli danno il salario.

Intanto la sera arriva pesante
e Cristo ritorna alla casa distante
la testa sul piatto gli apostoli stanchi
lo guardano appena lui mangia gli avanzi
dell’ultima cena.

E intanto il mattino ritorna veloce
e Cristo si sveglia riprende la croce
migliaia di cristi che vanno a lavoro
e pregano in coro per farsi ammazzare
per dio pendolare

e quando la sera lo schiodano e scende
un sorso d’aceto così si riprende
per oggi il salario è un pesce e due pani
le guardie saluta col sangue alle mani
dicendo «a domani».

Intanto la sera arriva alla fine
si veste, uno straccio corona di spine
arriva in ritardo insieme a un ladrone
gli dice il padrone “rispetta l’orario
di monte calvario”

Arriva la sera e appena staccato
lui va nell’ufficio di Ponzio Pilato
il capo gli mostra il contratto in scadenza
nei prossimi mesi per la concorrenza
dei cristi cinesi.

Ritorna il mattino è giorno di festa
ma cristo s’è messo la corona in testa
a Monte Calvario fa presto ritorno
è un ipermercato perciò in questo giorno
si fa il doppio turno.

Arriva a lavoro lo inchiodano in fretta
ma solo alle mani dispone la ditta
che da qualche mese riduce le spese
perché costa troppo attaccare anche i piedi
risparmiano i chiodi.

Finisce anche questa giornata di merda
lo calano in terra legato a una corda
sarà licenziato perché ha fatto un torto
a Ponzio Pilato e dopo che è morto
non è più risorto.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1637">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1637</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Risaie - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1636</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1636">Risaie</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=8">lavoro, economia, capitale</a><p><pre><br>Va come Cristo un treno sopra l’acqua
la gazza è lì posata che non pesa
sta tutta ristagnante una risacca
della memoria in polvere sospesa…

Risaie, risaie, risaie, risaie 
i chicchi bianchi della fame nera
risaie, risaie e polvere in terra
 fra i sassi alla stazione di Novara.

Il corpo della Mangano si sfalda
In fondo alla farina di ‘sti grani
rincorre l’onda soffocante e calda
del blues che ci cantava la Daffini.

Risaie, risaie, risaie, risaie 
la croce della fame che sta fissa
risaie, rintocchi dei giorni di festa, 
odore di campane e di panissa.

E vanno ancora tristi sul lavoro
queste mondine al duro faticare
precari che non sognano più in coro
sfruttati che non sanno più cantare.

Risaie, risaie, risaie, risaie 
di noia che ci abbraccia e fa fratelli
risaie invasate di gioia e dolore 
fin dall’acciottolarsi di Vercelli.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1636">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1636</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Canzoni da amare - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1635</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1635">Canzoni da amare</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><p><pre><br>Vogliamo canzoni da amare
che il vento ripari la pioggia
vogliamo canzoni dal mare
mai più canzoni da spiaggia.

Vogliamo canzoni più vere
così come i sogni sognati
dal fondo di ogni bicchiere
la nave di Jenny e i pirati.

Vogliamo canzoni più amare
della melassa per radio
che mente parlando di cuore
un miele di male e di jodio

canzoni al cloruro di sodio
miniere stillanti salgemma
di amanti sfondanti l’armadio
ribelli a ogni stratagemma.

Vogliamo canzoni per aria
debutti dal primo di maggio
la canta cronaca varia
del nostro grandissimo viaggio

la vita che puoi raccontare
la musica della parole
vogliamo canzoni da amare
e qualche canzone d’amore.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1635">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1635</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Frizullo - Alessio Lega</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1634</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1634">Frizullo</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=197">Alessio Lega</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=10">emigrazione</a><p><pre><br>(per Alfredo Simone)

La notte color del vino 
vomitò ancora una nave
carica di kurdi, una nave carretta 
- come si dice - dal mare
una nave disperata, 
della solita disperazione
salpata dalla Turchia 
rotta contro l’illusione.
Sulla fiancata graffiata, 
scavata una scritta misteriosa:
«Frizullo» diceva: 
un nome, un monito, qualcosa…
Cosa vorrà mai dire? 
un Dio, un tribuno, un’accusa?
Sul fianco di quella nave 
una ragione, una scusa?

 Che cosa ancora brilla 
 dal fondo senza ritorno?
 Che cosa ci tiene in piedi, 
 che cosa ci tiene a giro?
 Increspato di schiuma 
 c’è chi tenta un respiro
 sentinella nella sentina 
 da che parte viene giorno?

«Frizullo» non è una parola 
di una lingua proibita
non è un codice sacro, 
né una sfida agguerrita
«Frizullo» è un nome storpiato, 
precisamente un cognome
sta per «Dino Frisullo», 
come dire, attenzione!
Noi siamo i suoi amici, i parenti, 
i suoi protetti, i suoi figli
siamo quelli di Frisullo, 
dischiudete gli artigli
e lasciateci passare, 
alla faccia dell’assassino
è una lotta per la vita, 
ci dà una mano Dino…

 Sentinella pallida e assorta 
 nel mezzo del fumo grigio
 c’è qualcosa che schiude i denti, 
 che telefona e sfida
 però se tendi l’orecchio 
 qui tutto quanto grida
 e ride mentre tu dormi 
 la morte del pomeriggio.

Dino Frisullo fu un militante 
di Avanguardia Operaia
poi finì il sessantotto 
e si archiviò la battaglia:
«Contrordine compagni, 
non si cambia più il mondo
anzi, cambiatevi d’abito 
e restate sul fondo»
Ma Dino Frisullo sul fondo 
inciampò nella coscienza
come una bomba innescata, 
un futuro di resistenza
e fondò e fuse e diffuse 
più d’una associazione
lo scopo? Salvare il mondo, 
pensa che ostinazione!

 Capitano, la mia casa fa acqua, 
 s’è diroccata
 i tappeti marciscono 
 e tutto mi sembra idiota
 c’è musica in ogni bar, 
 ma non si muove una nota
 l’annunciatrice annuncia 
 il programma della serata.

Dino Frisullo era dietro tutti i migranti, 
sempre presente
fu arrestato in Turchia 
e condannato, innocente
ma di quell’innocenza aggressiva, 
che non è una consolazione
e quando fu liberato 
tornò in trincea con quel nome…
Che perciò i kurdi se lo scrivevano 
sul fianco d’ogni barcone
«Frizullo», «Firosillo», 
insomma: grande protezione
e mentre un tumore 
se lo portava in un lampo
aveva l’aria scocciata 
come per un contrattempo.

 C’è ancora una nave a Brindisi 
 che il nero non inghiotte
 che il buio non s’è mangiata 
 col suo passo sicuro
 da lì qualcosa ancora 
 sta fissando lo scuro
 sentinella, sentinella 
 a che punto resta la notte?

 Sentinella tu dimmi 
 a che punto è la notte.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1634">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1634</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
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