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        <title>ilDeposito.org</title>
        <description>I feed del sito ilDeposito.org - Canti di protesta politica e sociale</description>
        <link>http://www.ildeposito.org</link>
        <lastBuildDate>Sun, 21 Mar 2010 11:02:21 +0100</lastBuildDate>
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            <title>Noi de borgata - Armandino Liberti</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1419</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1419">Noi de borgata</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=9">La canzone politica degli anni '70 (1970-1980)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=301">Armandino Liberti</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=15">sociali</a><p><pre><br>So' fanello e so' de Pietralata
tredici anni co' quarche mese in più.
E da quando la scola m'ha cacciato,
co' la vita me ce trovo a tu per tu.
C'è mi padre che nun me dice gnente
e poraccia mi madre c'ha da fa,
semo parte de tanta pora gente
che da sempre s'è lasciata annà.

Respiranno l'aria de borgata
quarche vizio l'ho imparato già
co' le mejo lenze de la strada
me la faccio e spazio in libertà.
Drento casa regna lo squallore
ce sto quanno è pronto da magnà,
che mi madre a casa de 'e signore
se guadagna annanno a lavorà

Li regazzi della vita bella
a guardie e ladri se mettono a giocà,
noi de borgata si ce dice zella
le guardie vere e vengono a pijà,
C'ho n'amico all'Aristide Gabelli
ce l'hanno messo perchè annava a rubbà
de la frutta scavarcanno li cancelli
de 'na grossa e vasta proprietà.

Respiranno l'aria de borgata
sempre duro è il prezzo da pagà,
tanto mejo lenze de la strada
stanno drento a piagne libertà.
Er maestro: "Vai a lavorare,
l'istruzione non nun fa pe' te".
Quer giudizio me sta a fa aspettare
che la legge se beve puro a me.

Miracolata nell'economia,
l'Italia nostra è ricca a profusio',
te fanno intenne co' 'sta litania
giornali, radio e televisio'.
Noi de borgata nun credemo a gnente,
la vita amara continuiamo a fa',
tanto benessere sarà pe' l'artra gente,
l'Italia ricca nun ce po' cojonà.

Quarcheduno ce viene a predicare
l'uguaglianza e la fraternità.
a 'na fede ce vonno convertire 
preti, bizzocchi e fiji de papà.
Qui se lotta pe' la sopravvivenza
le parole nun possono bastà,
nemmeno la divina provvidenza
boni boni potemo sta' a' aspettà.

Questurini, giudici, avvocati,
pilastro primo de 'sta società.
sete i nemici nostri più accaniti,
perseguitate miseria e povertà;
cani fedeli delle istituzioni,
le rogne nostre ve stanno a fa' scialà,
ve sete fatti grasse posizioni
ma la borgata nun se scorderà.

Se scoppiasse la rabbia qui in borgata,
che ognuno se porta dentro ar cor,
gente bene, onesta e raffinata,
la vostra vita 'n avrà nessun valor.
La giustizia, quella popolana,
er giorno vie' che ve raggiungerà,
la borgata allora s'arisana
col lavoro e nella libertà.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1419">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1419</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Arma della terra </title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1418</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1418">Arma della terra</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=9">La canzone politica degli anni '70 (1970-1980)</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=8">lavoro, economia, capitale</a><p><pre><br>Tutti nati nel sen della terra, 
una grande famiglia formiamo
d'ogni artiere fratelli noi siamo, 
ma nemici del vile oppressor.

Il lavoro è ogni nostra ricchezza
e la terra è ogni nostro ideale
ma per farsi redenti del male
una libera armata fondiam.

Dell'armata della terra
su muoviamo tutti uniti
che ai potenti si fa guerra
pe''l trionfo pe''l trionfo del lavor.

Son cadute le vecchie barriere 
e l'avvenire sognato è vicino
e su compatti nell'ampio cammino,
agitiamo le vanghe nel sol. 

Il lavoro è ogni nostra ricchezza
e la terra è ogni nostro ideale
ma per farsi redenti del male
una libera armata fondiam.

Dell'armata della terra
su muoviamo tutti uniti
che ai potenti si fa guerra
pe''l trionfo pe''l trionfo del lavor.

Non partiti non ire e dissidi, 
non battaglia fra i rossi e fra i neri
ma un'unione di braccia e pensieri, 
ma un comune e superbo ideal.
</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1418">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1418</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Triallà </title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1417</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1417">Triallà</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=1">Rivoluzioni, Restaurazione, Risorgimento (1789-1870)</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=11">femminili</a><p><pre><br>E la mi' mamma, per non darmi dote
a quindici anni la mi mise in collegio
e tirallà, tirallà-llà-allà.

La prima sera che dormivo in cella
sentivo il mio amore che camminava.

Scesi le scale per andare a aprillo
la madre superiora l'era levata. 

E lei mi disse: "Cosa fai levata?
Ti dole la testa oppure se' innamorata."

"E non mi dol la testa, non sono innamorata,
avevo una colomba, la m'è volata"

"E se l'è volata lasciala andare al vento,
chiudi la porta e rientra nel convento.

E se l'è volata lasciala pure andare,
le son pene d'amor, non pò tornare.

E se l'è volata lasciala andare a Dio,
le son pene d'amor, le sento anch'io."</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1417">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1417</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Stato, padroni </title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1416</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1416">Stato, padroni</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=9">La canzone politica degli anni '70 (1970-1980)</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=11">femminili</a><p><pre><br>Stato, padroni, fatevi i conti
perchè le donne vogliono i soldi;
per anni, per secoli abbiamo lavorato,
per anni, per secoli ci avete sfruttato.

Il nostro lavoro da tutti negato
come lavoro deve essere pagato!
Soldi alle donne per questo lavoro,
vogliamo le ferie, la mutua...un salario!

Uomini arroganti, violenti, falsi,
le donne più non fanno i servizi gratis!
Siamo stufe di essere sante,
di essere serve, di essere sfruttate.

Quel giorno  arrivato, è il nostro giorno,
giorno di paga con gli arretrati,
questo salario sarà la nostra leva
per conquistare un nuovo potere.

Potere alle donne per contrattare
in prima persona i loro interessi,
per rifiutare i lavori schifosi,
le condizioni di questi padroni.

Il servaggio nella casa, 
il razzismo sul lavoro,
la violenza del parto, 
la morte per aborto dovranno finire.
Questo salario sarà il primo passo
per la... Liberazione!</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1416">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1416</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Lasèmela andà, lasèmola andare - Sandra Boninelli</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1415</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1415">Lasèmela andà, lasèmola andare</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=294">Sandra Boninelli</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=10">emigrazione</a><p><pre><br>E' partita una nave ier sera
è salpata e presto sarà
già lontana da sguardi vicini
e sul mare la si muoverà.
Lasèmela andà lasèmola andare
chisà quanti soldi la porterà a cà!
lasèmola andà lasèmela andare
che il capitale ci porterà.
Se n'è andata con tanta speransa
quanti dubi quanti sogni per far
caminare questa sua voglia
di lavoro di pace e libertà.
Sulla nave si canta si beve
si pensa bene si piange anche un po'
ma l'idea di poter guadagnare
spinge tuti a sorridere ancor.
lasèmela andà lasèmola andare
che la fortuna li compagnerà
son 30 giorni di nave a vapore
e in America siamo 'rivà.
Tanti anni sono passati
dal bastimento che solcava il mar
altri visi son pronti a partire
altri ochi son pronti a salpar.
Quanti figli son dentro nel cuore
quanti amori "lasciate le mani!"
i pensieri e i nostri domani
sulla scia della barca che va.
Sbatuti di qua c'è l'onda che viene
"atènti alle cose legatele bene"
io mi racomando mi voglio salvare
voglio 'rivare sulla riva del mar.
Il viagio e che viagio son sensa parole
siam tuti stipati "le bestie son qua"
rivedo momenti richiami e lamenti
"segnali da tèra" ci han visto 'rivà.
Il mare l'è lungo l'è grande e profondo
e l'acqua mi bagna son tuto insupà
d'un trato lo schianto ariva improviso
c'ho tanta paura e non riesco a parlar.
Lasèmela andà lasèmola andare
quanta pasiensa che ci vorà
lasèmola andà lasèmela andare
l'Italia vicina vedevo di già.
Un guanto una mano
un po' d'acqua e poi il buio
"sta bagnarola mi ha proprio molà"
la popa la prua
le urla e poi il nula
e dieci compagni son tuti negà.
Così siam 'rivati in tèra straniera
c'hano portato dentro un casermon
l'umano serpente riempiva la strada
"ma qui non c'è nula" non voglio restàr.
Mi muovo e mi agito dentro a una branda
mi oservano ochi che non vedrò più
è già domani la Bela Italia
co'l foglio di via mi cacerà!
Pensavo a un lavoro a una casa sicura
pensavo al mio amore lasciato nel mar
pensavo davèro a tuti i fratèli
che come me voleva restàr.
Ma siam tornati sula riva del mare
a oservare la nave che va
torna di nuovo riparte ancora
con tanta speransa e lasèmoli restàr.
Facciamoli restàr lasciamoli restàre
noi non vogliamo vederli partir
poichè nostra patria è il mondo intero
nostra è la vita e la libertà.
Lasciamoli restà facciamoli restare
ci vuole coraggio per l'integrazione
mediare ci rende più liberi e umani
se non è per tutti non è libertà.
Lasciamoli restàr lasciamoli restàre
quanta pasiensa che ci vorà
facciamoli restàr lasciamoli restàre
che la fortuna li compagnerà.
  </pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1415">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1415</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Totenweg  - Pardo Fornaciari</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1414</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1414">Totenweg </a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=116">Pardo Fornaciari</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>Il falco vola, romban i motori
o Vera cara brillano le stelle
d’armi e provviste ha chiesto il lancio Azzari
per rafforzar l’esercito ribelle.
Da Vinca son lontani i cavatori
Lasciato han case figli e spose belle
sono ne' boschi dell'Alpi apuane
riuniti nelle bande partigiane.

Ecco dal fondovalle si diffonde
Inquietante il sonar dell’organino
Sale pei gioghi, fino al monte Tondo
Un fumo che non esce dal camino
Luce di case in fiamme sullo sfondo
Mentre risuona di tacchi il cammino
Con le canne di mitra e moschetti
Che urtano l’acciaio degli elmetti.

Giù da Carrara e su da Monzone,
metà settembre, arrivano i tedeschi.
Furon cinque d’agosto le persone
uccise, rieccoli ora ai primi freschi
Tornano a assassinare a Tenerano
le esse esse da’volti banditeschi
bambini, invalidi, famiglie intere:
barbarie ugual mai si poté vedere.

Malato, stava sotto il formentone
Antognotti, e vien subito abbattuto.
La bimba in braccio, perse la ragione,
la moglie, per lo scempio del marito:
“Me l’avete ammazzato il mi’Adriano”
Grida,“ perché a me mi lasciate in vita?”
I neri allor spararono a Lauretta
L’uccisero con la sua figlioletta.

Dopo la rappresaglia in fila indiana
verso Carrara via voller portare
dei Forfori la mucca alla catena
A scherno l’organin facean sonare,
branco di iene in uniforme umana:
s’erano divertiti a massacrare.
Ottantacinque l’anni d’Agostino
Cinque mesi Duilio, il nipotino.

A Montefiore la III Brigata
Ai neri sgominò la guarnigione
La rappresaglia che scattò spietata
Fu dietro indicazion d’uno spione
Contro Regnano che venne assaltata
Vittima inerme, la popolazione,
C’era il San Marco con la Monterosa
Coi nazisti alla strage veergognosa.

A Sant’Anna un mattino era d’estate
A raccontare non basta lo sdegno
delle donne sventrate, del neonato
lanciato in aria a far da tiro a segno
La fucilava e Genny al soldato
tirò in faccia lo zoccolo di legno
Parlavano italian ma, cosa trista
Avevan la divisa da nazista.

Fu così a Bardine e fu così a Vinca
A Bergiola e del Frigido alle Fosse,
da San Terenzo fino a Marzabotto
Montagne e valli fur di sangue rosse
Fuggiva al nord l’esercito assassino
Lo comandava un monco, un senza nome
L’accompagnava il suon dell’organino
La morte fu scenario alle sue strade.
</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1414">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1414</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Il barbiere - Stormy Six</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1413</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1413">Il barbiere</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=9">La canzone politica degli anni '70 (1970-1980)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=17">Stormy Six</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=7">antimilitaristi/contro la guerra</a><p><pre><br>Elementare misura d'igiene,
norma di disciplina,
sotto il bavaglio mi tengo le mani,
cerco la cartolina,
mentre il barbiere,
baffetti e basette,
racconta quattro barzellette,
unte di brillantina.

Mentre il barbiere
ripassa il rasoio
sulla striscia di cuoio,
stringo più forte
il cavallo arroventato,
il mio cranio rasato,
moltiplicato per mille la sera
dal collo in su nella specchiera,
mezzo ghigliottinato.

"Sotto a chi tocca, il signore è servito!"
e il pennello si inzuppa.
Compiuto il rito,
io sono sparito,
militare di truppa.
In un' Italia scassata e feroce
senza più forma e senza voce,
tiro su la mia zuppa.

Mentre l'Italia si gratta la scabbia,
urla in sette dialetti,
noi dividiamo il silenzio e la rabbia,
il leninismo e i fumetti.
Tutti a cantare tra il muro e le brande
quaranta merli più le mutande
dentro la stessa gabbia.

Tre per politica, sono a Gaeta,
quattro han preso la tisi.
Cinque un rimorchio a settembre li ha uccisi,
e un sardo e un analfabeta,
duro di testa e pesante di mano,
ha ringraziato il capitano
con due pugni precisi.

Elementare misura d'igiene,
dormire per non pensare,
solo qualcuno si taglia le vene,
gli altri sanno aspettare.
Dodici mesi tutti presenti
per ricoprirsi e stringere i denti,
capirsi senza parlare.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1413">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1413</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Disperanza - Ivan Della Mea</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1411</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1411">Disperanza</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=25">Ivan Della Mea</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=7">antimilitaristi/contro la guerra</a><p><pre><br>Gli zigomi lustri
e sopra quegli occhi
di febbre di fame le labbra stupite
Due sterpi rinsecchi
che figliano rami
nodosi piccini
a cinque per parte
ed è disperanza, è disperanza
La pena scolpisce
un petto a carena
già stanco già sfianco già peso sull'anca
e giù fino in fondo a tocco del mondo
Due arbusti più neri
che figliano rami
nodosi piccini
a cinque per parte
ed è disperanza, è disperanza
e l'ombra è una madre 
che fila dritta con arte
e l'ombra che si porta 
capelli lunghi di vita
Son sette gli anni
dell'uomo che muore
Somalia visione
mio grasso sbadiglio
Serbia Croazia Ruanda
in Zaire sia fatta
la pace con arte
la pace con arte
e l'ombra è una madre 
che fila dritta con arte
e l'ombra che si porta 
capelli lunghi di vita
E ancora
io tutto di tutto ho da fare
per poi meritare
chiunque tu sia
mio ultimo figlio
e mia disperanza
Ma calda e accogliente
e certa è la stanza
e tale
è questo mio sperso
mio bianco natale.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1411">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1411</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Ivaldi - Mirafiori Kidz</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1409</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1409">Ivaldi</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=298">Mirafiori Kidz</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>Dico a te che miti non hai, 
parlo a te che guai non ne vuoi
tutti gli uomini non sono uguali 
alcuni ammiro altri disprezzo

  E la tua vita sta nella storia 
  hai una memoria, oh no?
  Nella tua vita scorre la storia 
  hai una memoria, oh no?

Uomini oppressi ed oppressori
perseguitati e persecutori,
uomini fermi a una frontiera 
uomini che li hanno venduti

  E la tua vita...

Torturati e torturatori, 
martiri e seviziatori
morti passati per un camino 
e gli assassini odiati in eterno
Ci sono quelli che vivon da schiavi,
uomini servi solo per scelta
ma gli altri vogliono la liberta' 
e tengon duro fino alla morte

  E la tua vita...

Tutti gli uomini non sono uguali</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1409">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1409</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Torneremo sulla langa - Mirafiori Kidz</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1408</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1408">Torneremo sulla langa</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=298">Mirafiori Kidz</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>Tra Dogliani e Roddino c'è una targa 
che dice i Partigiani 
qui hanno combattuto
Brigata Garibaldi comando di zona 
tanti son morti in quei boschi là
Se i nostri vecchi 
ora sapessero chi è 
che comanda sta terra qua
certo contenti no non sarebbero 
hanno lottato per la libertà

 Torneremo sulla Langa 
 a combattere       
 perché i fascisti sono già qua
 Torneremo sulla Langa 
 a proteggere la 
 nostra vita e la Libertà

Contro tutti i soprusi contro tutti 
gli abusi ci fu chi un giorno si ribellò
Erano giovani caduti invano 
per chi nasconde le verità
infatti, democrazia è telecrazia 
e poliziotti sono le tv
che ci comandano e che c'ingannano 
con i sondaggi gli spot e le news

  Torneremo sulla Langa...

Sono in giacca e cravatta 
con le facce per bene 
hanno il portatile e l'auto blu
ma poi disprezzano 
diversi e deboli 
odiando schiacciano l'umanità
Ma a tutti i compagni 
che ancora sognano 
un mondo nuovo nuovi ideali
io dico pronti e attenti 
e che i fascisti hanno già 
perso una volta qua

  Torneremo sulla Langa...</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1408">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1408</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Nessuno chieda - Stefano Giaccone</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1407</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1407">Nessuno chieda</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=297">Stefano Giaccone</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=14">contro le forze dell'ordine</a><p><pre><br>Nessuno chieda il permesso di entrare
in una morte a vent'anni
a questo sangue in comune
a questo morire da cani
un salto veloce dai compagni
una parola dolce nel cuore
a quella lurida piazza
dove un ragazzo muore

Nessuno chieda il permesso d'entrare
in una morte a vent'anni
né sbirri né targhe o canzoni
solo quel corpo tra gas e gipponi
e quell'anima nera di noi italiani
l'impero del duce o l'impero delle televisioni
quell'infame scordare di noi italiani
quel resistere sempre di noi italiani

Nessuno chieda il permesso di entrare
in una morte a vent'anni
per ricordare un volto o una voce
per il mestiere o per posare la croce
di quell'anima nera di noi italiani
l'impero del duce o l'impero delle televisioni
quell'infame scordare di noi italiani
quel resistere sempre di noi italiani</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1407">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1407</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Canzone urgente - Stefano Giaccone</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1405</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1405">Canzone urgente</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=296">Lalli </a>, <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=297">Stefano Giaccone</a><p><pre><br>Compagno, è col tuono delle onde 
che canto dentro le notti più nere
Sulle spiagge vendute al cemento: 
false parole, false chiese
Dentro il sonno di lavoro operaio, 
nelle marce barriere
Io canto la morte nei cessi in stazione
Canto le mille africane sui tram
Vestite con un destino comprato a poco 
da un signore nascosto dietro ad
un finestrino
Comandando un mercato da solo, 
porta cristo e il vaiolo
Io canto la pace portata a Baghdad
Compagno, canto degli occhi 
di Franti seduto in mezzo a due sbirri
Mirafiori, Bovisa, Rebibbia, San Paolo del Brasile
Lo porto via, lo prendo per mano
Accendere un fuoco e poi sparire</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1405">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1405</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Mostar - Lalli </title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1404</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1404">Mostar</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=296">Lalli </a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=7">antimilitaristi/contro la guerra</a><p><pre><br>Nessun rumore 
e anche il cecchino 
si dev'essere stupito
Senti la neve? Senti la neve?

Lavoravo qui con mio padre
e un pezzo di quel ponte, 
sai, era anche mio,
e di un poeta che non voleva morire 
per i confini dei potenti
Senti la neve? senti la neve?

Solo l'odio e le cicatrici, diceva,
ci sarebbero venuti dietro 
per sempre con le nostre ombre
come le nostre ombre,
come le nostre orme sopra la neve
Com'è fredda qui tra le mie dita
Senti la neve? Senti la neve?

Un colpo dietro l'altro ha coperto tutto
ha coperto tutto ma non proprio tutto
adesso i miei occhi vedono tutto bianco, senza confini,
vedono tutto quello che non c'è più,
ci distinguo ancora la luna,
ma sono così stanco ora, adesso mi riposo un po'
qui sulla neve
Senti la neve? Senti la neve?</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1404">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1404</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Brigata partigiana Alphaville - Lalli </title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1403</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1403">Brigata partigiana Alphaville</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=296">Lalli </a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>Scesi dall'auto a toccare il mondo
come venuti dalle stelle
ci guardavamo attorno, senza fretta.

Colletti alzati delle giacche,
nella testa solo un richiamo,
rumore sordo di mare, un uragano.

Mi sorprendono gli occhi di tua madre,
mi trapassano, se ne vanno,
proprio mentre il ponte saltava in mille scintille...

Oggi sono vecchio e stanco,
è aprile e vento, ho più paura,
così sono venuto a chiederti, fammi questo piacere,
ti prego, questo piacere

Canta la mia canzone preferita,
ti prego, cantala,
cantala in questa mattina
appena appena impazzita,
cantala dove la mia mano potrà vedere,
cantala dove anche il mare 
si può riposare

Vedi, non potevo davvero,
non potevo di certo
guardare le altre luci brillare
senza provare a toccarle,
canta la mia canzone preferita,
ti prego, canta,
cantala in questa mattina
appena appena impazzita.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1403">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1403</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Lungo la strada </title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1401</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1401">Lungo la strada</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=6">La Resistenza in Italia, in Europa, nel mondo (1943-1945)</a><p><pre><br>Lungo la strada 
che mi porterà lontano
penso alle lotte disperate e sogno
una vicina libertà

Vado cantando
fino a che avrò fiato in cuore
ed il compagno che mi ascolta
canti, canti con me la libertà

Vola il mio passo 
sopra questa terra amata
suona il mio passo come un gran canguro
ritmo di gioia e libertà

Sento vicina
sento nelle nostre mani
vedo negli occhi dei compagni, tocco
la sospirata Libertà</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1401">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1401</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Classe 1923 - Germano Bonaveri</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1400</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1400">Classe 1923</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=295">Germano Bonaveri</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>Classe millenovecentoventitre',
mani piccole e ruvide,
dentro gli occhi le mille cicatrici
di giornate livide,
occhi di guerre combattute
o sentite dire
per ragazzini che non possono capire
quale sapore ha
la riconquista della liberta'.

Classe millenovecentoventitre',
e una foto sbiadita...
di un ragazzo che oggi siede accanto me
raccontando una vita.
L'esperienza e' un animale muto
che non puoi catturare,
non e' mai troppo tardi per poter capire
quale sapore ha
la riconquista della liberta'.

Certo non e' stagione
e la rivoluzione ormai non si fara',
non serve un ideale
in questo carnevale che e' l'umanita',
ne' santi ne' bandiere
dentro l'ascensore della civilta'.

Classe millenovecentoventitre',
puoi lasciarmi qualcosa?
Tra le mani stringi il bossolo svuotato
delle opportunita'.
Come stringere le mani di una donna
o regalare una rosa,
l'appennino che si sveglia all'alba ma vorrei sapere
quale sapore ha
la riconquista della liberta'.

Certo non e' stagione
e la rivoluzione ormai non si fara',
non serve un ideale
in questo carnevale che e' l'umanita',
ne' santi ne' bandiere
dentro l'ascensore della civilta'.

Classe millenovecentoventitre',
sei lo specchio degli anni miei,
gli ideali sono scuse per esistere
col coraggio di vivere.
Ma se guardi bene in fondo all'orizzonte
vedi solo nuvole,
come in fondo all'esistenza di ogni essere
c'e' un lottare inutile...
ma che sapore ha
la riconquista della liberta'</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1400">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1400</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Contro - Germano Bonaveri</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1399</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1399">Contro</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=295">Germano Bonaveri</a><p><pre><br>Contro le missioni di rieducazione,
contro chi va contro e ci difendera',
contro i pregiudizi senza un'opinione
contro le opinioni senza liberta'

Contro chi si cela dietro le bandiere
contro tutti i martiri della societa'
contro movimenti e giochi di potere
contro i condottieri dell'umanita'

Contro il falso credo delle religioni,
contro chi conosce una sola verita'
contro chi condanna intere nazioni
contro chi le assolve senza autorita'

Contro l'ignoranza etnica e sociale
degli interventisti privi di umilta'
contro i pacifisti in guerra contro il male
contro chi sa sempre da che parte sta

Contro le astinenze per la redenzione
contro i detentori della santita'
contro sprovveduti padri del terrore
negli integralismi muore la pieta'

Contro le missioni di rieducazione,
contro chi va contro e ci difendera',
contro i pregiudizi senza un'opinione
contro le opinioni senza liberta'

Contro i moralismi eterosessuali
contro stupratori senza dignita'
contro sfruttatori di donne lungo i viali
contro i perbenisti della civilta'

Contro chi non crede che si possa fare
contro il pessimismo e l'immobilita'
Contro chi decide le regole del gioco
contro chi partecipa e regole non ha.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1399">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1399</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Stato sociale - Germano Bonaveri</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1398</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1398">Stato sociale</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=295">Germano Bonaveri</a><p><pre><br>Vorresti scrivere una canzone
che andasse dritta contro qualcosa
perche' resistere e' rivoluzione,
perche' per vivere serve una scusa.
Una sentenza da pronunciare
senza l'opzione della pieta',
con gli argomenti per dimostrare
che tieni in tasca la verita'.

Ed inventarsi un nuovo ideale,
uno di quelli per cui valga la pena:
uno per quelli finiti male,
uno per quelli usciti di scena.
E senza troppo parafrasare
dare uno schiaffo alla banalità,
che si capisca ciò che hai da dire
e se ne apprezzi la profondità...

Sponsorizzati dalle televisioni,
per pilotare certe verita’
sono i padroni dell’informazione,
gli illusionisti della realta’.
Non c’e’ piu’ etica ne’ morale
Dietro alle trame di una societa’
In cui il potere, per restare tale,
gioca la carta dell’immunita’
Dove i delitti contro il capitale
sono reati contro l’umanita’,
e ce lo chiamano stato sociale
la negazione di ogni dignita’.

ed inventarsi un nuovo ideale,
uno di quelli per cui valga la pena:
uno per quelli finiti male,
uno per quelli usciti di scena.
E senza troppo parafrasare
dare uno schiaffo alla banalita'
perche' stupisca cio' che hai da dire
e se ne apprezzi la profondita'...

Attraversando nuove stagioni
muta quel senso di maturita',
cambian le idee e le motivazioni
restano il dubbio e la volonta'...
Il dubbio sordo di non capire
qual'e' il valore vero della vita
la volonta' di non scomparire
prima di averla davvero capita...

e c'e' bisogno di un nuovo ideale,
uno di quelli per cui valga la pena:
uno per quelli finiti male,
uno per quelli usciti di scena.
E senza troppo parafrasare
dare uno schiaffo alla banalita'
perche' stupisca cio' che hai da dire
e se ne apprezzi la profondita'...

ma non ci serve un nuovo ideale,
uno di quelli per cui valga la pena:
serve indignarsi per il carnevale
di vecchie facce mai uscite di scena.
E che si mostri la fedina penale
Degli intoccabili della citta’,
che si conosca il loro vero nome
nell’interesse della legalita’.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1398">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1398</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Delle diversità - Germano Bonaveri</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1397</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1397">Delle diversità</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=12">La canzone politica dagli anni '80 (1980-)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=295">Germano Bonaveri</a><br><b>Tematica:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id_tem=2">antifascisti</a><p><pre><br>C'e' una precisa scala di valori,
ci sono i perdenti ed i vincitori
e per ognuno un preciso colore
che devi imparare a classificare...
C'e' una chiara distinzione
tra migliore e peggiore...
c'e' l'urgenza, che e' dell'uomo,
di appartenere.

Sappi che i buoni non perdono mai,
hanno il sostegno del cielo
percio' ricorda devi stare con noi:
noi siamo nel vero...
C'e' questo strano disegno umano
che crea il nemico e il diverso,
questa violenza del quotidiano
questo gioco perverso...

Ci sono terre di confine da esplorare
oltre il senso comune
ed altri popoli da rieducare
finche' giunga la fine,
perche' nel nome dell' ideologia
tutto si puo' giustificare,
ma che la colpa non sia solo mia,
tutti dovrete partecipare.

Siete le ombre cinesi sul muro
proiettate da un'altra mano...
avrete tutte un radioso futuro
con un fucile a canne mozze in mano,
vi insegneremo la disciplina
ipnotizzati dalle televisioni,
vi lasceremo uscire ogni mattina
solo a determinate condizioni.

Terre di confine
senza telefoni, senza vetrine.
Oceani da esplorare
senza una spiaggia per naufragare.
Mari senza vento,
da un portolano del quattrocento.
Terre come stagioni
senza condanne ne' assoluzioni

Ma c'e' un' incognita da contemplare
nel compilare una strategia,
c'e' sempre uno che non vuole ubbidire,
non sta allineato, non percorre la via:
il cane sciolto che ha perso un orecchio
mentre lottava per un pezzo di pane
allungato dalla mano di un vecchio
che nell'altra nascondeva un bastone.

E non ci sono scale di valori,
neanche il tuo dio ti appartiene:
ci sono differenze e colori
che sanno e possono vivere assieme.
E non sara' una divisa,
e non saranno gli eroi,
e una coscienza rinchiusa
si svegliera' prima o poi.

Siate l'incognita non contemplata
nei manuali dell'autorita',
siate la forza che giunge insperata
siate la vera possibilita'.
Siate il sorriso dell'incoscienza
la leggerezza dello stupore,
siate la voce dell'inesperienza
ma una voce pulita d'amore.

E non cedete alle mode,
e non abbiate rancore,
che non si ama per fede
ma solo per amore...
E allora forse scriverete una storia
dove bellezza e' nelle diversita'
e non parlate di vittoria
ma solo di liberta'.

Terre contadine
senza telefoni, senza vetrine.
Terre da esplorare
con cieli azzurri a capofitto sul mare.
Terre senza vento,
da un portolano del quattrocento.
Terra senza barriere
tutta una vita da coltivare.

Terre contadine
senza telefoni, senza vetrine.
Terre da esplorare
con cieli azzurri a capofitto sul mare.
Terre senza vento,
da un portolano del quattrocento.
Terre da seminare
per una storia tutta da inventare.</pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1397">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1397</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>La nave dei folli - Ivan Della Mea</title>
            <link>http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1396</link>
            <description><![CDATA[<b>Titolo: <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1396">La nave dei folli</a></b><br><b>Sezione:</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/sezioni/sezione.php?id_sez=9">La canzone politica degli anni '70 (1970-1980)</a><br><b>Autore(i):</b> <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=25">Ivan Della Mea</a><p><pre><br>E disse «Andiamo si va per partire
il vento già spacca già gonfia le vele
e l'àncora-angoscia per mille e più braccia
già leva dal fango di mille miserie»

«Non posso» - risposi - «le mille valigie
di questa partenza mi legano al mondo;
io per partire le devo lasciare
però senza quelle per me non c'è volo»

Mi disse: «Il bagaglio di mille paure
per mille d'angosce di vecchie certezze
per mille speranze di cane deluso
che resta bastardo tra mille carezze»

Mi disse: «È questo che devi lasciare
sul molo del tempo per una speranza
raccogli il tuo sporco e tienilo stretto
ché altro non serve per fare allegria»

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

È piena la nave dei cani delusi
rimasti bastardi tra mille carezze
è bello vederli coi pugni ben chiusi
tenersi lo sporco, lasciar le promesse

dei mondi civili dei mille ritratti
quadrati perfetti del senso comune
cornici di forme a specchio pulite
così che la rabbia si umilia nell'arte

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

E guardo la vela di fogli di carta...
mi volto e lontano sul molo già vedo
con l'occhio civile l'esperto dell'arte
cercare l'orgasmo sui mille bagagli

Lo guardo felice e lancio la pietra:
si ferma nel cielo più grigio di lastra,
nel cielo si affila a lama sicura
che piomba, ti sfiora babbeo e ti castra

La nave dei folli veleggia veloce
il foglio garrisce nel gioco di parte;
sul bianco compare ben rossa una croce:
un altro caduto sul campo dell'arte

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

Milano spaccata tra uffici e stazioni
tra fabbriche e chiese tranciate ridendo
passate sul filo di spada e di prua:
la nave dei cani veleggia sicura

A notte coi pugni ben chiusi d'amore
guardando la scia dei mille rottami
di arte e cultura, d'angosce d'autore
dei mille valori metropolitani:

a noi cani sporchi più volte delusi
rimasti bastardi tra mille carezze
ci prende la voglia di aprire le mani
di unire alle vele le nostre bandiere

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

E quando spaccata ogni vecchia cultura
che è anche nostra e che abbiamo lasciata
tra mille valigie sui moli d'angoscia
nel porto dell'arte timbrata e schedata:

potremo guardare la scelta futura
la scelta dei cani bastardi nell'ossa
e ancora una volta e chiedersi ancora
se ancora tentare se ancora si possa

E allora trovando negli occhi compagni
la voglia e la gioia di essere bimbi
ognuno già bimbo dirà: «Certo è mia:
si può si può fare la nave è anche mia

La nave del sogno è mia per ragione,
è nostra per scelta di cani delusi
che sanno creare tenendo lo sporco
ben stretto e cosciente tra pugni rinchiusi».

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

La nave dei folli che rompe in letizia
la vecchia cultura con nuova allegria
e tutto il dolore già trancia sul ferro
del grande lucchetto per dare la via

al volo finale di tutto l'amore
al volo finale della fantasia
e ridere al tempo di oggi struttura
eletta a potere della borghesia

E ancora più bimbi con carta e bandiere
guardando diritto il solo pennone
faremo la danza dei cani delusi
coi pugni serrati per nuova illusione

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

La nave dei folli eletta a "ragione"
per segno diventa parola e poesia
diventa creazione per rivoluzione
per l'attimo solo, ma di fantasia

diventa creazione per rivoluzione
per l'attimo solo, ma di fantasia </pre><p>--<br>Per visualizzare tutto le informazioni visitare questa pagina:<br><a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1396">http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1396</a>]]></description>
            <author>info@ildeposito.org</author>
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