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La leggera

Il lunedì la testa mi vacilla Oi che meraviglia non voglio lavorar Il martedì poi l’è un giorno seguente Io non mi sento di andare a lavorar Il mercoledì poi l’è un giorno di baruffa Io c’ho della ciucca non voglio lavorar Il giovedì poi l’è festa nazionale Il governo non permette ch’io vada a lavorar Oh leggera dove vai Io ti vengo io ti vengo a ritrovar Il venerdì poi l’è un giorno di passione Io che son cattolica non voglio lavorar Il sabato poi l’è l’ultimo giorno Oi che bel giorno non voglio lavorar Arriva la domenica mi siedo sul portone Aspetto il mio padrone che mi venga a pagar Padron l’è là che arriva l’è tutto arrabbiato Brutto scellerato lèvati di qua! Noi siam della leggera e poco ce ne importa Vadan sull’ostia la fabbrica e il padron!

Informazioni

Testo diffuso nella zona dell'Appennino Emiliano, su un tema presente in tutto il nord Europa, e noto in tutta l'Italia settentrionale e centrale, in diverse versioni.A proposito di questo modello di canzone, a pg 185 di Jona E., Liberovici S., Castelli F., Lovatto A., Le ciminiere non fanno più fumo. Canti e memorie degli operai torinesi, Donzelli Editori, Roma, 2008, si può leggere: "questo canto pertanto può considerarsi come uno dei primi canti del proletariato moderno non ancora costituito in gruppi organizzati: siamo cioè alla preistoria della classe operaia."
Per il significato del termine "leggera", vedi la nota a La lingera di galleria.

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Strumenti

Scheda del canto

Lingua:  italiano
Inserito da: ilDeposito.org
Note di pubblicazione
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Lo staff de ilDeposito.org non condivide necessariamente il contenuto, che viene inserito nell'archivio unicamente per il suo valore storico, artistico o culturale (maggiori informazioni).

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