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Il galeone

Siamo la ciurma anemica d'una galera infame su cui ratta la morte miete per lenta fame. Mai orizzonti limpidi schiude la nostra aurora e sulla tolda squallida urla la scolta ognora. I nostri dì si involano fra fetide carene siam magri smunti schiavi stretti in ferro catene. Sorge sul mar la luna ruotan le stelle in cielo ma sulle nostre luci steso è un funereo velo. Torme di schiavi adusti chini a gemer sul remo spezziam queste catene o chini a remar morremo! Cos'è gementi schiavi questo remar remare? Meglio morir tra i flutti sul biancheggiar del mare. Remiam finché la nave si schianti sui frangenti alte le rossonere fra il sibilar dei venti! E sia pietosa coltrice l'onda spumosa e ria ma sorga un dì sui martiri il sol dell'anarchia. Su schiavi all'armi all'armi! L'onda gorgoglia e sale tuoni baleni e fulmini sul galeon fatale. Su schiavi all'armi all'armi! Pugnam col braccio forte! Giuriam giuriam giustizia! O libertà o morte! Giuriam giuriam giustizia! O libertà o morte!

La- Siamo la ciurma anemica Mi7 La- d'una galera infame Re- La- su cui ratta la morte Mi7 La- miete per lenta fame. Mai orizzonti limpidi schiude la nostra aurora e sulla tolda squallida urla la scolta ognora. I nostri dì si involano fra fetide carene siam magri smunti schiavi stretti in ferro catene. La- Mi7 Sorge sul mar la luna La- ruotan le stelle in cielo Re- La- ma sulle nostre luci Mi7 La- steso è un funereo velo. Torme di schiavi adusti chini a gemer sul remo spezziam queste catene o chini a remar morremo! Cos'è gementi schiavi questo remar remare? Meglio morir tra i flutti sul biancheggiar del mare. Remiam finché la nave si schianti sui frangenti alte le rossonere fra il sibilar dei venti! E sia pietosa coltrice l'onda spumosa e ria ma sorga un dì sui martiri il sol dell'anarchia. Su schiavi all'armi all'armi! L'onda gorgoglia e sale tuoni baleni e fulmini sul galeon fatale. Su schiavi all'armi all'armi! Pugnam col braccio forte! Giuriam giuriam giustizia! O libertà o morte! Giuriam giuriam giustizia! O libertà o morte!

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Informazioni

E' l'adattamento musicale di Paola Nicolazzi (sulla melodia della canzone popolare Se tu ti fai monaca) di una poesia di Belgrado Pedrini, scritta nel carcere di Fossombrone nel 1967.

Vedi anche:http://acrataz.oziosi.org/article.php3?id_article=1824

Indicazioni bibliografiche

AA.VV., Avanti popolo - Due secoli di popolari e di protesta civile, Roma, Ricordi, 1998

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Strumenti

Scheda del canto

Autore testo:  Belgrado Pedrini
Autore musica: 
Lingua:  italiano
Inserito da: ilDeposito.org
Note di pubblicazione
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Ritratto di Roberta - ilDeposito

Il Galeone è stata pubblicata, senza indicazioni di titolo, nel giornale "Presenza anarchica", a cura dei Gruppi anarchici riuniti di Massa e Carrara, supplemento quindicinale a Umanità Nova, a.I, n.1, 5 ottobre 1974.
Belgrado Pedrini (Carrara 1913-1979) durante il fascismo fa parte di un gruppo armato che conduce la lotta clandestina ancor prima dell’8 settembre; Nel febbraio 1942 disarma, assieme a due suoi compagni, cinque militi fascisti in un bar di Carrara. Braccati i tre si trasferiscono a Milano e a La Spezia dove -racconta Pedrini- "in un conflitto a fuoco con la polizia (fascista) (...) fummo feriti e arrestati dai poliziotti uno dei quali però ci lasciò la vita." Viene liberato dai partigiani anarchici della formazione "Elio" nel giugno 1944, si unisce alla formazione e combatte fino alla liberazione. "All’indomani della "Liberazione" fummo arrestati per rispondere dei reati commessi nel ’42, ritenuti reati comuni. Nel 1949, dopo una lunga peregrinazione di carcere in carcere, si celebrò alla Corte d’Assise di Livorno il nostro processo, durante il quale fu accolta con benevolenza la nostra comprovata partecipazione alla lotta partigiana. Ma, poiché durante il periodo di latitanza, proprio per poter continuare la lotta armata e la propaganda clandestina, eravamo stati costretti a sottrarre parte delle grandi ricchezze di alcuni industriali fascistoni di Carrara, Milano e La Spezia, per questa nostra ’attività ladresca’ fummo tutti e tre condannati a trent’anni di carcere".Il Galeone è stata pubblicata, senza indicazioni di titolo, nel giornale "Presenza anarchica", a cura dei Gruppi anarchici riuniti di Massa e Carrara, supplemento quindicinale a Umanità Nova, a.I, n.1, 5 ottobre 1974.
(da http://acrataz.oziosi.org )

Ritratto di Roberta - ilDeposito

Questo il testo originale della composizione di Belgrado Pedrini intitolata "Schiavi", scritta nel 1967 presso il carcere di Fossobrone dove era recluso (inviato da ezio cuppone )

Siamo la ciurma ignota di un galeon mortale su cui brontola il tuono dell'avvenir fatale
Mai orizzonti limpidi schiude la nostra aurora e sulla tolda squallida urla la scolta ognora
I nostri dì s'involano tra fetide carene siam macri, emunti schiavi stretti in ferral catene
Nessun nocchiero ardito sfida dei venti l'ira? Pur sulla nave muda* vespero ognun sospira!
Sorge sul mar la luna ruotan le stelle in cielo ma sulle nostre tombe steso è un funereo velo
Torme di schiavi adusti chini a gemer sul remo spezziam queste carene o chini a remar morremo
Remiam finchè la nave si schianti sui frangenti alte le rossonere tra il sibilar dei venti
Cos'è gementi schiavi questo remar remare? Meglio cader da prodi sul biancheggiar del mare
E sia pietosa coltrice l'onda spumosa e ria ma pera in tutto il mondo l'infame borghesia
Falci del messidoro picche vermiglie al vento sarete i nostri labari nell'epico cimento
Su, su gementi schiavi l'onda gorgoglia e sale: di già balena e fulmina sul galeon fatale
Si schiavi all'armi all'armi! Pugnam col braccio forte gridiam gridiam giustizia o libertade o morte

* Muda è il termine con il quale venivano designate nel Medioevo le carovane navali  periodicamente organizzate dalle Repubbliche Marinare italiane. In particolar modo a Venezia le mude erano organizzate dallo Stato e si distinguevano dalle imprese mercantili completamente private per il fatto di essere guidate da comandanti della Repubblica e di rappresentarne ufficialmente gli interessi nei mercati levantini. Le mude prendevano il nome dalle principali regioni nelle quali operavano (Muda di Siria, Muda d'Egitto, etc.) e il termine stesso (muda, cioè muta) traeva spunto dalla loro periodicità (gli arrivi e le partenze avvenivano in determinati periodi dell'anno), simile a quella degli uccelli migratori. Tali viaggi, nati nel XIII secolo, furono via via regolarizzati nel corso del Trecento, divenendo di voga nel Quattrocento per terminare nella prima metà del Cinquecento.

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