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E qualcuno poi disse

Fu l'idea di vedere i tuoi occhi di abbracciare la nostra creatura che mi diede la forza e il coraggio di andar contro la natura di sorridere agli infermieri di pesare ogni parola e alla notte ogni grido che usciva ricacciarmelo dentro in gola. E qualcuno poi disse « Guarda lì l'agitato: son passati otto mesi, sembra un po' migliorato ». Fu l'idea di vedere i tuoi occhi di giocare con la bambina che mi fece ingoiare in silenzio ogni loro medicina e mi diede la forza e il coraggio di rispondere senza urlare al dottore che aveva schedato la mia malattia mentale. E un bel giorno venisti col tuo abito a fiori mi prendesti la mano mi portasti di fuori. Ma di fuori la voglia di uscire si trasforma in voglia di pane ma il discorso era sempre lo stesso: « Torni fra due settimane » Imparai a riconoscere presto dietro a quello strano impaccio una legge senza parole fredda e dura come il ghiaccio. Quella sera, ricordo, tu dormivi al mio fianco ma la stanza girava e di colpo fui stanco. Furon sempre le stesse facce a legare questo mio male e la stessa iniezione nel braccio a condurmi all'ospedale con lo stesso soffitto imbiancato con gli stessi scarabocchi dove ormai le paure e il silenzio nascondevano i tuoi occhi. E qualcuno poi disse: «Guarda lì l'agitato: son passati otto giorni e c'è già ricascato».

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Indicazioni bibliografiche

Nebbiosi Gianni, E ti chiamaron matta, Edizioni del gallo, 1972

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Strumenti

Scheda del canto

Autore testo:  Gianni Nebbiosi
Anno: 
1972
Tags:  sociali
Lingua:  italiano
Inserito da: ilDeposito.org
Note di pubblicazione
I diritti del contenuto sono dei rispettivi autori.
Lo staff de ilDeposito.org non condivide necessariamente il contenuto, che viene inserito nell'archivio unicamente per il suo valore storico, artistico o culturale (maggiori informazioni).

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