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Dimmi bel giovane

Dimmi bel giovane onesto e biondo dimmi la patria tua qual'è tua qual'è Adoro il popolo la mia patria è il mondo il pensier libero è la mia fe' è la mia fe' La casa è di chi l'abita è un vile chi lo ignora il tempo è dei filosofi il tempo è dei filosofi La casa è di chi l'abita è un vile chi lo ignora il tempo è dei filosofi la terrà è di chi la lavora. Addio mia bella casetta addio madre amatissima e genitor e genitor Io pugno intrepido per la comune come Leonida saprò morir saprò morir La casa è di chi l'abita... La casa è di chi l'abita...

Re La7 Dimmi bel giovane Re onesto e biondo La7 dimmi la patria Re tua qual'è La7 Re tua qual'è Adoro il popolo la mia patria è il mondo il pensier libero è la mia fe' è la mia fe' Re La casa è di chi l'abita La7 è un vile chi lo ignora il tempo è dei filosofi Re il tempo è dei filosofi La casa è di chi l'abita La7 è un vile chi lo ignora il tempo è dei filosofi Re la terrà è di chi la lavora. Addio mia bella casetta addio madre amatissima e genitor e genitor Io pugno intrepido per la comune come Leonida saprò morir saprò morir La casa è di chi l'abita... La casa è di chi l'abita...

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Informazioni

L. Settimelli ha avuto il pregio di raccogliere questo canto a Lastra Signa (Fi) attraverso Donato Settimelli il quale ricorda di averlo conosciuto dopo la guerra del 1915-18. In effetti il brano non è riportato in alcuna stampa di canzonieri anarchici o socialisti d’inizio secolo consultati; né lo riporta il Canzoniere Sociale che dal secondo dopoguerra è forse il canzoniere anarchico più completo. Nella discografia degli anni ’70 è riportato, come autore del testo, un “anonimo”; altri ancora fanno risalire, erroneamente, il testo a Pietro Gori. Per fare finalmente e definitivamente chiarezza sulla vera origine del canto bisognerà attendere lo studio di Franco Bertolucci (“Anarchismo e lotte sociali a Pisa. 1871-1901”, Pisa, BFS, 1988) che riporta alla luce alcuni fatti storici di indubbio interesse. Fra questi il canto che oggi è noto col titolo “Dimmi bel giovane” che altro non è se non una poesia dell’internazionalista pisano Francesco Bertelli, stampata nel 1873 presso la tipografia Citi, dal titolo “Dimmi buon giovine. Esame d’ammissione del volontario alla Comune di Parigi”. Dunque il testo è stato scritto in ricordo della Comune di Parigi del 1871 e solo successivamente è stato stampato. Il testo della poesia è molto più lungo e articolato (ventidue strofe) rispetto a quello tramandato (di sole quattro strofe), con il ritornello (“La casa è di chi l’abita un ladro chi l’ignora. La terra pei filosofi è di chi la lavora”) un po’ modificato ma profondamente diverso nel significato politico che è l’incipit della poesia del Bertelli.

da http://acrataz.oziosi.org/article.php3?id_article=1819

Indicazioni bibliografiche

Vettori Giuseppe, Canzoni italiane di protesta 1794 - 1974, Roma, Newton Compton, 1975

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Strumenti

La storia cantata

Questo contenuto è legato all'evento La comune di Parigi (18 March 1871).

Scheda del canto

Tags:  anarchici
Lingua:  italiano
Inserito da: ilDeposito.org
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Commenti

Ritratto di Roberta - ilDeposito

A questa pagina del sito Canzoni contro la guerra (che non fiiamo mai di ringraziare)

http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=4147&lang=it

il testo integrale del poema del Bertolucci

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