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Dall'ultima galleria

  • Alessio Lega
Autore testo:  Alessio Lega
Anno: 
2001

E poi dall'ultima galleria Sembra mai più poter riaprirsi il sole E quando luccica dal fondale Sulla rugginosa ferrovia Dalle budella della grande vedova Diritto in faccia a un muro alto Piazza Principe in un sussulto Ti vomita addosso a Genova... Io quando tornerò a Genova per prima cosa col caffè di rito Nel piazzale della stazione dal baracchino il passo addormentato Lo muoverò per riconquistare la dignità di me stesso al mondo Ed il dovere di camminare a testa alta guardando il fondo Guardare in fondo, guardare il mare, guardare il punto fermo sull’abisso Vedere tutto tornare, urlare, fronte spezzata da un chiodo fisso Fronte spaccata, fronte diviso, fonte che anneghi al pozzo San Patrizio Del mare rosso del nostro sangue plebeo che soffoca nel precipizio Che soffoca nel precipizio... Quando ritorneremo a Genova ritorneremo sopra la criniera Bianca dell’onda che si frange al frangiflutti che mangia la sera E scuote il senso del presente della memoria che si schianta Quando Genova ritornerà quella del giugno del sessanta Quando ritorneremo a Genova e quando Genova sarà tornata Quando torno, torno al nostro inverno la resistenza verrà dichiarata Quando in tutto quest’inferno ritroveremo i nostri sentimenti Verremo in braccio alla natura verremo sopra i quattro elementi... Chi siamo noi? Ora siamo il mare, il mare nero che si scatena Che si rovescia sopra al porto, sopra al porco che lo avvelena Il mare più salato che ci avete fatto lacrimare Date un bacio ai vostri candelotti, giusto prima di affogare. Chi siamo noi? Ora siamo il vento che non potete più fare ostaggio Aria libera dai mulini, dalle catene di montaggio Il vento che spazzerà via, cancellerà l’orma dei vostri passi Che schianterà muri e sbarre scatenandosi per Marassi Chi siamo noi? Ora siamo il fuoco che non avete mai domato Quello che brucia in fondo agli occhi di questo grigio supermercato Quello che cortocircuita i fili dell’allarme e del divieto Mentre noi spargeremo sale sulle rovine di Bolzaneto Chi siamo noi? Ora siamo la notte, la luna persa dei disperati Dice il poeta* “Quando cade un uomo si rialzano i mercati” E per quest’uomo di eterna notte, per questa luce che se ne muore Aspetteremo che il sole sciolga il blocco nero che portiamo in cuore... E così torneremo a Genova, così ritorneremo a Genova Così libereremo Genova, così saremo liberi a Genova... Io quando tornerò a Genova per prima cosa col caffè di rito L’enorme samovar della tristezza, che sta bollendomi dentro al fiato Questo dolore che mi ha tradito la grande sagoma del lutto E queste lacrime che ho mascherato, questo tormento che tengo stretto... E in una Genova liberata, senza chiusura, senza tormento Senza sott’occhio la via di fuga, senza dolore, senza spavento Avrà senso cadere in ginocchio, alzare e prendersi le mani Piangere in piazza Alimonda... pardon in piazza Carlo Giuliani * Il poeta è Max manfredi

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Informazioni

Questa canzone è un inno alla vita e un urlo contro chi ce la vuole negare. Questa canzone parla di me, del mio amore per Genova, del caffè che prendo ogni volta che arrivo al chiosco fuori dalla stazione di Piazza Principe, della lunghissima galleria che il treno attraversa prima di sbarcarci. Questa è la mia canzone, e io alle 17 e 30 del 20 luglio 2001 ero a nemmeno – l’ho scoperto alcuni mesi dopo tornandoci - trecento metri da Piazza Alimonda. “Tutto questo è vivo, non me lo hanno ucciso né con la distanza né con i vili soldati”.(Alessio Lega)

Da "Resistenza e amore", Nota 2004

http://www.alessiolega.it

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Strumenti

La storia cantata

Questo contenuto è legato all'evento La morte di Carlo Giuliani (20 July 2001).

Scheda del canto

Autore testo:  Alessio Lega
Anno: 
2001
Lingua:  italiano
Inserito da: ilDeposito.org
Note di pubblicazione
I diritti del contenuto sono dei rispettivi autori.
Lo staff de ilDeposito.org non condivide necessariamente il contenuto, che viene inserito nell'archivio unicamente per il suo valore storico, artistico o culturale (maggiori informazioni).

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