Lui ha quindici anni, cognome Saldutto, alunno alle medie, scuola Pacinotti, venuto di Puglia, "terrone" immigrato: Torino lo boccia e lui s'è impiccato Per essere chiari diciamo: è un delitto, un altro delitto della repressione, che usa la legge, il fucile, la scuola per farci più servi del nostro padrone Si sa che il padrone le sue maestranze le vuole istruite e ben educate; con la sua cultura, la sua disciplina lui plasma i servi di ogni officina La tua cultura e del tuo paese, sia chiaro, "terrone", va buttata via; la scuola ti dà un'altra cultura, quella dei padroni, della borghesia E tu puoi scordare l'azzurro del cielo di Puglia e il dialetto della tua terra: tuo cielo è la FIAT, tua terra è Torino, la scuola, Saldutto, è il campo di guerra. Ma non c'è battaglia, non c'è condizioni, "terrone", ti adegui oppure accadrà che la repressione di tutti i padroni con l'arma del voto ti escluderà Così a quindici anni ti han tolto anche il cielo e in cambio ti han dato un vuoto di niente, e l'ultimo gioco che ti han lasciato è un pezzo di corda: ti sei impiccato. Per fare chiarezze diciamo: è un delitto, un altro delitto della repressione, che usa la legge, il fucile, la scuola per farci più servi del nostro padrone
Fonte: Della Mea Ivan, La balorda, Edizioni del gallo, Milano, 1972