Anche per quest'anno, ragazza, ci han fregato, con tutte le sue chiacchere in risaia ci han mandato e noi povere donne ci tocca lavorar per mantenere i ricchi al suo paese a passeggiar. Ci sono dei padroni che sono un po' impazienti, comandano, bestemmiano, con la bava fra i denti, dicendo: "Queste donne lavor non lo san far. Dovrebbero far presto come il treno a camminar". Se si parla del trapianto l'è una cosa da spavento, lo voglion le file dritte anche se siamo in duecento; se c'è una povera donna che la si sente mal vanno col rallentamento per portarla all'ospedal. C'è poi un'altra cosa da fare ben presente: con pane, riso e vitto non si capisce niente; e riso e sempre riso, con acqua in quantità, e Scelba è al governo coi signori a consolar. E tutto quel sudore che noi quaggiù prendiamo saranno poi le lacrime dei figli che abbiamo; e grideranno "mamma, vogliamo da mangiar!" allora lotteremo per lavoro e libertà. E grideranno "mamma, vogliamo da mangiar!" e lotteremo allora per lavoro e libertà.
Fonte: Vettori Giuseppe, Canzoni italiane di protesta 1794 - 1974, Roma, Newton Compton, 1975
Informazioni: Canto tratto dal repertorio di Giovanna Daffini, databile per il riferimento a Scelba.