Per ogni divieto che ci ha dato il buon Dio col nome, ben noto, di "comandamento", la gente ha creduto che fosse assai pio crearne e redigerne almeno altri cento. "Vietato il sorpasso", "Vietato fumare" e, per non esporre le nostre sporcizie, in certi locali è "Vietato sputare", in altri "Lo scarico delle immondizie". Ma tutte queste cose non sono molto gravi son lievi precauzioni per farci star più bravi. Il guaio è che quei tipi che vietano e fan storie le cose non vietate le han rese obbligatorie. Son molti i cartelli che trovi per strada: "Vietato il passaggio", "Divieto di sosta" e, in molti negozi, dovunque tu vada "Vietato toccare la merche che è esposta", e, per evitare ai giovani i danni che può provocare il problema del sesso, a tutti i minori di sedici anni in certi locali è "Vietato l'ingresso". Ma tutte queste cose non sono molto gravi son lievi precauzioni per farci star più bravi. Il guaio è che quei tipi che vietano e fan storie le cose non vietate le han rese obbligatorie. "Il senso è vietato", "Vietato affacciarsi", "Divieto di transito ai ciclomotori", "Vietato il posteggio", "Vietato bagnarsi", "Vietato parlare coi manovratori": Fra tanti divieti di tutti i modelli la legge non vieta, un po' stranamente di andare ad uccidere i nostri fratelli, di andare a far guerra alla povera gente: ché, anzi, ci costringe in termini palesi ad imparar 'ste cose per ben diciotto mesi e quel comandamento lo ha lasciato stare che dice chiaramente: "È vietato ammazzare".
Fonte: Jona Emilio, Straniero Michele L., Cantacronache - Un'avventura politico-musicale degli anni cinquanta, Torino, Crel, 1996
Informazioni: Inviata da Riccardi Venturi